L'INCHIESTA/ EMERGENZA ALCOL TRA I GIOVANISSIMI
Lo sballo del sabato sera
Rischio ubriacatura, l’età si abbassa: anche 11 anni
di Elisabetta Arrighi
Un faccino pallido, due occhi troppo grandi e dentro l’anima una
sconfinata paura di affrontare la vita. Così a 13 anni l’alcol è
diventato protagonista dei suoi fine settimana da sballo e giorno
dopo giorno ha cominciato a mangiare la sua vita di ragazzina. L’h
anno salvata al Sert, dove è arrivata, nonostante l’età, con grossi
problemi di alcolismo: la prima ubriacatura a 11 anni. Un caso
limite, anche se «si è senza dubbio abbassata l’età del primo
bicchiere di birra o di vino».
Lo spiega il dottor Henri Margaron, psichiatra, direttore del Sert
dell’Asl di Livorno, un servizio dedicato alle dipendenze da
sostanze stupefacenti, alcol, fumo, dove si fanno prevenzione e
terapia. Ragazzi sempre più soli, con il permesso di uscire e con
una «cultura dello sballo» che li porta a bere a dismisura «anche
se - dice Margaron - non si sentono dipendenti, pensano di poter
controllare la situazione e sanno come ottenere il massimo dell’e
ffetto mescolando più sostanze».
Le bevute da weekend. Non si beve tutti i giorni,
ma nel fine settimana. E si va molto al pub. Sembra esserci «un’a
ssenza di idee di divertimento sano e alternativo - dice la
dottoressa Cinzia Groppi, responsabile del Sert dell’Asl di Pistoia
- c’è come un vuoto di idee: si finisce per aderire ad una
subcultura in base alla quale, alla fine, si fa così e basta
».
Il weekend è il momento in cui lo sballo irrompe nella gestualità
quotidiana e modifica, per 48 ore, la vita di studenti- modello e
giovani operai. Maschi e femmine, non ci sono differenze
sostanziali. «Quando di notte arrivano in ospedale persone ferite
in incidenti stradali - sottolinea il dottor Mauro Pratesi,
responsabile del pronto soccorso degli Spedali Riuniti di Livorno -
si riscontrano in maggioranza problemi tossicologici, legati
essenzialmente al consumo di alcol. E il venerdì e sabato sera i
giovani sono parecchi».
I pericoli per gli under 20. Si comincia a
tredici anni, dicono le statistiche, ma questi ragazzi non sono
etilisti. «L’alcolismo viene più tardi - spiega il dottor Margaron
- ci vogliono anni». Anche se ci sono casi borderline di under 20.
Al Sert livornese i numeri delle dipendenze da alcol per quanto
riguarda la sola città parlano di 150-200 soggetti.
Quei beveroni colorati. Trent’anni fa i 18-20enni
si ritrovavano al bar. Oggi, invece, è il pub uno dei punti di
aggregazione. L’offerta di alcolici è prevalente, dalla birra ai
cocktail. «Non c’è una dipendenza istantanea da alcol - spiega la
dottoressa Groppi - ma un uso che può diventare abituale e
quotidiano». La subcultura dello sballo si diffonde e “normalizza”
certi tipi di comportamento. «Di solito, però, i ragazzi che hanno
problemi con l’alcol non vengono da soli al Sert per chiedere aiuto
o portati dai genitori - prosegue Groppi - Le famiglie, semmai, li
portano se sospettano che fumino o assumano sostanze stupefacenti,
in quanto la droga rispetto all’alcol crea più allarme sociale. Poi
invece emerge che bevono». Molti under 18 o ventenni arrivano nei
Sert della Toscana su input delle prefetture e della magistratura,
o dopo la patente tolta per aver superato il tasso alcolemico
consentito.
La prevenzione. Proprio a Pistoia Asl e Sert,
insieme anche ad altri enti, hanno lavorato e lavorano sul fronte
della prevenzione con progetti mirati. Due anni fa c’è stato un
concorso per le medie inferiori e superiori «Prof, oggi ti insegno
io la salute», ora sta per partire il secondo bando - «C’era una
vodka...».
(07 febbraio 2010)