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domenica 21.03.2010 ore 21.03
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RUGBY

L'Italia ha una meta
La sfida di Dublino

Presenza numero undici. Anno dispari, che per l'Italia vuol dire tre gare in trasferta e due in casa. Parte il Sei Nazioni 2010, evento sublime per il rugby mondiale. Per l'Italia un'edizione importante, una verifica seria e un possibile punto di svolta dopo i recenti bagni di folla. Le parole sono dilagate a forgiare gli intenti di una nazionale che cerca riscatto dall'edizione 2009, che portò nelle casse italiane il misero cucchiaio di legno: zero vittorie, un bluff totale
di Dario Serpan

Presenza numero undici. Anno dispari, che per l'Italia vuol dire tre gare in trasferta e due in casa. Siamo alle porte del Sei Nazioni 2010, evento sublime per il rugby mondiale. Per l'Italia un'edizione importante, una verifica seria e un possibile punto di svolta dopo i recenti bagni di folla.
Le parole sono dilagate a forgiare gli intenti di una nazionale che cerca riscatto dall'edizione 2009, che portò nelle casse italiane il misero cucchiaio di legno: zero vittorie, un bluff totale. Ed è da qui che si deve ripartire, sebbene i discorsi ricamino allori sui recenti trascorsi della Nazionale di Nick Mallett. Dalle parole si passi ai fatti, insomma, per dimostrare che davvero il gruppo firmato Cariparma ha davvero cambiato passo, come sostiene il suo ct, sulla scia dei toni positivi espressi nei test-match autunnali.

Dopo gli All Blacks e gli Springboks, battere Samoa per la prima volta è stato un ottimo viatico. Di contro, la perdita per infortunio del capitano, Sergio Parisse, è stato un colpo duro da digerire sul piano tecnico, dove però non mancano le note liete per introdursi al 2010 con risorse ed entusiasmo.

Risorse tecniche e morali, perché invece quelle economiche non sempre bastano, tant'è che la Fir ha dovuto - per ora, la trattativa non è finita - rinunciare a compiere un passo che avrebbe elevato livello e prestigio del rugby italiano: è saltato infatti, il tanto atteso ingresso nella Celtic League a partire dalla prossima stagione, con due entità che avrebbero dovuto essere Aironi del Po e Benetton Treviso. La Fir non ha ritenuto accettabili le richieste monetarie del Board di Magners Celtic League, con cui pertanto le trattative si sono arenate. Salvo ripensamenti.
Gennaio è andato in archivio con questa "querelle", ma adesso è tempo di Sei Nazioni, e lo sarà per un mese e mezzo.


Debutto oggi (ore 15.30 a Dublino), chiusura il 20 marzo, per cinque giornate da sfogliare come un manuale. All'Italia, tocca la prima con i campioni in carica, nella tana del Croke Park, e sono già brividi. I pronostici bisogna evitarli, perché in quelli l'Italia non conta, ma il campo è un'altra cosa, come il fascino di un esordio da urlo.

Per questo si è lavorato alla Borghesiana, dove Mallett aveva a disposizione trenta giocatori, già ridotti a ventiquattro per la prima lista ufficiale da presentare contro i verdi. I punti di forza? La mischia su tutti, perché è tra le migliori al mondo.
Da lì suona la carica di Leonardo Ghilardini, il nuovo capitano, per l'assenza di Parisse. Ventiquattro caps per il prima linea della Benetton Treviso, che sta a metà strada tra i più giovani e i più esperti di un gruppo che ha le sue chiocce nei fratelli Bergamasco, nonché in gente come Bortolami, Ongaro e Perugini. Tra gli ultimi arrivati, invece, c'è la nuova coppia mediana formata da Gower e Tebaldi, che finalmente fa ben sperare il ct Mallet.
Le pecche di questa nazionale stanno invece nella trasmissione dell'ovale e nella capacità di andare a punti. Serve più concretezza per assecondare il lavoro del pacchetto, e anche sui calci (sia da fermo che di spostamento) urgono progressi e precisione. Più coraggio dal reparto tre quarti, insomma, perché questo è il modo per tenere in piedi le partite, invece di viverle a corrente alternata.
Dopo l'esordio in Irlanda, l'Italia giocherà due gare in casa contro Inghilterra e Scozia, e saranno queste le due grandi chances per evitare un nuovo cucchiaio di legno, prima di tornare in trasferta per affrontare Francia e Galles. Il pubblico sta già facendo la sua parte, se è vero che al Flaminio fioccano le prenotazioni in vista delle due partite casalinghe. Che sia un'altra Italia allora, perché parole e numeri girino intorno a fatti da stampare nel manuale di una kermesse che compie appena... centoventisette anni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

(05 febbraio 2010)
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