RUGBY
L'Italia ha una meta
La sfida di Dublino
Presenza numero undici. Anno dispari, che per l'Italia vuol dire tre gare in trasferta e due in casa. Parte il Sei Nazioni 2010, evento sublime per il rugby mondiale. Per l'Italia un'edizione importante, una verifica seria e un possibile punto di svolta dopo i recenti bagni di folla. Le parole sono dilagate a forgiare gli intenti di una nazionale che cerca riscatto dall'edizione 2009, che portò nelle casse italiane il misero cucchiaio di legno: zero vittorie, un bluff totale
di Dario Serpan
Presenza numero undici. Anno dispari, che per l'Italia vuol dire
tre gare in trasferta e due in casa. Siamo alle porte del Sei
Nazioni 2010, evento sublime per il rugby mondiale. Per l'Italia
un'edizione importante, una verifica seria e un possibile punto di
svolta dopo i recenti bagni di folla.
Le parole sono dilagate a forgiare gli intenti di una nazionale
che cerca riscatto dall'edizione 2009, che portò nelle casse
italiane il misero cucchiaio di legno: zero vittorie, un bluff
totale. Ed è da qui che si deve ripartire, sebbene i discorsi
ricamino allori sui recenti trascorsi della Nazionale di Nick
Mallett. Dalle parole si passi ai fatti, insomma, per dimostrare
che davvero il gruppo firmato Cariparma ha davvero cambiato passo,
come sostiene il suo ct, sulla scia dei toni positivi espressi nei
test-match autunnali.
Dopo gli All Blacks e gli Springboks, battere Samoa per la prima
volta è stato un ottimo viatico. Di contro, la perdita per
infortunio del capitano, Sergio Parisse, è stato un colpo duro da
digerire sul piano tecnico, dove però non mancano le note liete per
introdursi al 2010 con risorse ed entusiasmo.
Risorse tecniche e morali, perché invece quelle economiche non
sempre bastano, tant'è che la Fir ha dovuto - per ora, la
trattativa non è finita - rinunciare a compiere un passo che
avrebbe elevato livello e prestigio del rugby italiano: è saltato
infatti, il tanto atteso ingresso nella Celtic League a partire
dalla prossima stagione, con due entità che avrebbero dovuto essere
Aironi del Po e Benetton Treviso. La Fir non ha ritenuto
accettabili le richieste monetarie del Board di Magners Celtic
League, con cui pertanto le trattative si sono arenate. Salvo
ripensamenti.
Gennaio è andato in archivio con questa "querelle", ma adesso è
tempo di Sei Nazioni, e lo sarà per un mese e mezzo.
Debutto oggi (ore 15.30 a Dublino), chiusura il 20 marzo, per
cinque giornate da sfogliare come un manuale. All'Italia, tocca la
prima con i campioni in carica, nella tana del Croke Park, e sono
già brividi. I pronostici bisogna evitarli, perché in quelli
l'Italia non conta, ma il campo è un'altra cosa, come il fascino di
un esordio da urlo.
Per questo si è lavorato alla Borghesiana, dove Mallett aveva a
disposizione trenta giocatori, già ridotti a ventiquattro per la
prima lista ufficiale da presentare contro i verdi. I punti di
forza? La mischia su tutti, perché è tra le migliori al mondo.
Da lì suona la carica di Leonardo Ghilardini, il nuovo capitano,
per l'assenza di Parisse. Ventiquattro caps per il prima linea
della Benetton Treviso, che sta a metà strada tra i più giovani e i
più esperti di un gruppo che ha le sue chiocce nei fratelli
Bergamasco, nonché in gente come Bortolami, Ongaro e Perugini. Tra
gli ultimi arrivati, invece, c'è la nuova coppia mediana formata da
Gower e Tebaldi, che finalmente fa ben sperare il ct Mallet.
Le pecche di questa nazionale stanno invece nella trasmissione
dell'ovale e nella capacità di andare a punti. Serve più
concretezza per assecondare il lavoro del pacchetto, e anche sui
calci (sia da fermo che di spostamento) urgono progressi e
precisione. Più coraggio dal reparto tre quarti, insomma, perché
questo è il modo per tenere in piedi le partite, invece di viverle
a corrente alternata.
Dopo l'esordio in Irlanda, l'Italia giocherà due gare in casa
contro Inghilterra e Scozia, e saranno queste le due grandi chances
per evitare un nuovo cucchiaio di legno, prima di tornare in
trasferta per affrontare Francia e Galles. Il pubblico sta già
facendo la sua parte, se è vero che al Flaminio fioccano le
prenotazioni in vista delle due partite casalinghe. Che sia
un'altra Italia allora, perché parole e numeri girino intorno a
fatti da stampare nel manuale di una kermesse che compie appena...
centoventisette anni.
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(05 febbraio 2010)