VIAREGGIO
La vera pandemia? L’obesità
In Italia cinque milioni di ciccioni. La patologia costa al sistema sanitario 8,3 miliardi all’anno
di Martina Ambrogi
VIAREGGIO. Viene definita come una potenziale
pandemia, un rischio per tutto il mondo in continua evoluzione. L’o
besità ieri protagonista in un incontro condotto dalla Scuola
Superiore Sant’Anna, all’interno del Festival della Salute in corso
a Viareggio. L’aumento di peso può comportare problemi
cardiovascolari, respiratori e dell’apparato muscolo-scheletrico,
diabete, cancro. Per non parlare dei disagi sociali per la persona
obesa che si trova in difficoltà anche nei semplici gesti
quotidiani come prendere i mezzi pubblici, andare al cinema,
sedersi in un bar o rapportarsi con le altre persone.
Gli italiani che soffrono di questa patologia sfiorano i 4 milioni
e 900mila e il loro costo sociale è pari agli 8,3 miliardi di euro
all’anno, cifra che indica quanto pesano gli effetti negativi dell’o
besità sulle condizioni di vita di chi ne soffre, ma anche sui suoi
familiari e, indirettamente, su tutta la collettività in termini di
consumo di risorse economiche. «Se una persona obesa - spiega
Giuseppe Turchetti, docente di Economia e Gestione delle Imprese
alla Scuola Superiore Sant’Anna - vive fino a 75 anni, il costo
totale di un diciottenne obeso sarà pari a 100mila euro in più
rispetto a un coetaneo normopeso». E pensare che il nostro Paese -
merito forse della dieta mediterranea - in Europa è uno dei più “
magri” nella classifica della prevalenza dell’obesità. Alla
Norvegia il premio di Stato più in forma. Malta, Gran Bretagna e
Germania, complice l’alimentazione pesante, si trovano invece ai
primi posti.
E tra le regioni dello stivale, quali sono quelle più grasse e
quali quelle più in linea? I tassi più bassi di prevalenza della
patologia si registrano in Piemonte, Trentino Alto Adige e Liguria,
quelli più alti in Molise, Puglia e Basilicata. Un divario tra Nord
e Sud, con la Toscana in una posizione medio-bassa con un tasso del
9,7% di obesità nel 2008. «Se non si introducono correttivi in
tempi adeguati - afferma l’assessore alla Salute della Regione,
Enrico Rossi - si può arrivare a parlare di emergenza nazionale.
Sarebbero necessari interventi mirati e decisivi da parte dello
Stato e campagne nelle scuole per insegnare ai più piccoli a
seguire un’alimentazione sana». Un’ora di educazione fisica in più
nell’orario scolastico, strutture e centri ricreativi per i
ragazzi, spazi aperti potrebbero ridurre il dilagare di questa “
pandemia”, considerando che un baby italiano su tre ha un peso
eccessivo rispetto all’altezza. Note positive arrivano, però, dalla
medicina - la cosiddetta chirurgia bariatrica - che attraverso
interventi in via mini-invasiva (uno su tutti il by-pass gastrico)
permette una riduzione del peso corporeo, e di conseguenza un
miglioramento della vita della persona obesa, con un risparmio, a
lungo termine, anche per le casse regionali.
«In Italia - spiega Gianluigi Melotti, presidente della Società
Italiana di Chirurgia - abbiamo 50 centri che praticano questo tipo
di interventi. Ma solo 25 possono disporre di un gruppo di
polispecialistici che seguano prima, durante e dopo il paziente. E’
uno dei campi in cui investire risorse, per migliorare il futuro
sanitario ed economico del nostro Paese».
(26 settembre 2009)