LIVORNO/ LAVORO
La fabbrica dei precari
sono 390 su 400 addetti
Forse è un record. Alla Mtm di Guasticce, tra Livorno e Collesalvetti, finora c’è stata solo la precarietà: su 400 dipendenti nella fabbrica che installa gli impianti gpl auto 390 sono precari. L'azienda va avanti tra contratti a termine e agenzie interinali
di Cristiano Meoni
LIVORNO. Chissà se è un record. Ma, certo,
potrebbe essere un bel banco di prova per il resuscitato dibattito
sul valore del posto fisso. Di fissa, alla Mtm di Guasticce, finora
c'è stata solo la precarietà. Ci sono 400 dipendenti nella fabbrica
che installa gli impianti gpl auto e 390 sono precari, assunti a
termine o prestati da agenzie interinali. Centinaia di lavoratori
tenuti sotto scacco da una situazione che nei numeri non ha pari
sulla costa e forse neppure in Toscana.
E' l'altra faccia del miracolo, quella meno presentabile.
Il miracolo di un gruppo industriale - la Mtm Brc di Cuneo
specializzata nell'installazione di impianti gpl per autovetture -
che in piena recessione sbarca a Livorno, apre uno stabilimento in
pochi mesi e assume centinaia di persone.
Gli operai vengono presi con contratti a termine che vengono
rinnovati una volta, dopodichè vengono passati alle agenzie e -
continuando a lavorare in fabbrica - restano interinali fino a
quando possono tornare alle dipendenze dell'azienda, con un nuovo
contratto a tempo determinato. E così si va avanti, di rinnovo in
rinnovo, in un ping pong tra azienda e agenzie interinali sempre
diverse (Adecco, Openjob, Kelly, Randstadt), cambiando
continuamente rapporto e datore ma non luogo di lavoro. «Ho
lavorato in Mtm per un anno e mezzo ininterrottamente - racconta un
ex dipendente - Ogni tre mesi mi chiamavano per farmi firmare il
contratto: poteva essere un contratto a termine oppure interinale,
io firmavo e continuavo a lavorare».
Vale la pena di fermarsi a riflettere. Perchè, se da un lato un
lavoro precario è sempre meglio che niente e se è doveroso stendere
tappeti rossi a chi mette mano al portafoglio per investire in
questi tempi bui, dall'altro i numeri esibiti sono clamorosi e
pongono qualche interrogativo: solo una decina di contratti a tempo
indeterminato, «scriva pure alcune decine» dice un manager
dell'azienda, ma non dice quanto. Dieci su quattrocento. Con le
conseguenze tipiche di una situazione generalizzata di precarietà:
incertezza sul lavoro e dunque nella vita, impossibilità di far
valere le proprie ragioni per via di una sudditanza all'azienda
assoluta, perchè, dice ancora l'ex dipendente, «fino al giorno di
scadenza del contratto non sai se sarai rinnovato o no».
Si obietterà: sono le inevitabili turbolenze di qualsiasi fase di
decollo, specie se accompagnata da uno sviluppo impetuoso e per
forza disordinato. Del resto la Mtm, quando ha aperto a Guasticce
nel maggio 2008 dopo un'istruttoria amministrativa lampo di tre
mesi che fece gridare appunto al "miracolo", non immaginava una
crescita così repentina. Partita in un piccolo capannone
all'Interporto di Guasticce con una cinquantina di persone, è stata
travolta dal boom del gpl auto e ha dovuto presto raddoppiare la
produzione, aprendo un altro stabilimento a Ospedaletto (Pisa),
fino a raggiungere le dimensioni attuali. Adesso ha clienti del
calibro di Peugeot, Citroen, Volvo, Mitsubishi, Creat, Kia, Ford,
Jaguar, Chevrolet, Subaru, Suzuky e Hyundai.
Il sindacato riconosce qualche attenuante all'azienda, che in
questo prima fase ha dovuto pensare soprattutto a conquistarsi un
mercato, ma non è disponibile a tollerare ancora una precarietà
tout-court. Ora che il business si è consolidato e che gli
incentivi saranno quasi sicuramente confermati, i contratti di
lavoro dovranno essere mano a mano trasformati a tempo
indeterminato, dice Romagnani della Fiom Cgil.
Il sindacato ha fatto capolino in azienda solo da qualche mese. Il
disagio dei lavoratori - livornesi e pisani, quasi tutti giovani -
è dapprima sfociato in due scioperi spontanei e in alcuni
volantinaggi dei sindacati di base. I Cobas hanno denunciato ritmi
di lavoro massacranti e condizioni di sicurezza approssimative,
certo legate anche alle condizioni dei due stabilimenti
dell'interporto e di Ospedaletto. Adesso che da poche settimane è
stata inaugurata la nuova scintillante sede - 20mila metri quadrati
di capannoni e 13mila di piazzale, 17 linee di produzione che a
pieno regime occuperanno oltre 500 addetti - i problemi di
sicurezza dovrebbero essere superati.
Anche se restano alcune incongruenze: «Il rappresentante sicurezza
dei lavoratori è il capoturno: come dire, controllore e controllato
nella stessa persona. La mensa finora non esisteva, sostituita da
una pausa pranzo di mezz'ora, e le ferie estive venivano accordate
secondo la volontà dell'azienda». Per completare il miracolo, e
trasformare il lavoro in un posto, c'è ancora tanto da fare.
(31 ottobre 2009)