EDITORIALE
L’EMERGENZA OLTRE I BIDONI
di Roberto Bernabò
Ci sono volute settimane perché la politica prendesse in mano il
grande scandalo dei rifiuti pericolosi finiti in mare. Così presto
potrebbero iniziare le operazioni di recupero della nave affondata
davanti alle coste della Calabria. Ma sarà nient’altro che un primo
tassello. Perché il grande affare dei rifiuti industriali che
spariscono in un incredibile su e giù per l’Italia va avanti da
decenni, intreccia gli interessi della camorra con quelli di certa
imprenditoria, i buchi della politica con intrighi e misteri che
comprendono servizi segreti e morti misteriose. Eppure questa
emergenza è stata al centro di valanghe di inchieste giudiziarie e
del lavoro di commissioni parlamentari.
Ma una politica che ha orecchie solo per il consenso facile - ed è
evidente che costruire termovalorizzatori non è semplice perché
nessuno li vuole nel proprio giardino - ha finito per favorire
oggettivamente gli interessi malavitosi che su questo business
creano utili da capogiro. Gli impianti di smaltimento non si sono
fatti e i rifiuti sono stati eliminati avvelenando terra e mare: un
giro d’affari illegale che Legambiente ha valutato in 8-10 miliardi
di euro l’anno.
In questo grande scandalo la Toscana c’è dentro in pieno. Perché
dai porti della regione negli anni Ottanta e Novanta i pentiti
dicono siano partite navi cariche di rifiuti tossici; perché in un
tratto di mare tra Gorgona e Capraia con un fondale di 400 metri ci
sarebbe un cimitero di bidoni di rifiuti scaricati dalle navi e che
quotidianamente riemergono nelle reti dei pescatori; perché gli
scarti pericolosi di alcune nostre industrie sono stati trovati
negli anni nelle campagne del Lazio e della Campania; perché il
nostro deficit di infrastrutture è pesantissimo.
I 6 milioni di tonnellate di rifiuti speciali prodotti ogni anno
finiscono infatti nelle discariche o prendono in discreta quota la
via di altre regioni con costi che incidono sulla competitività
delle imprese e senza certezze reali, spesso, su come sono
smaltiti. La sfida per la politica è dunque di decidere dove far
realizzare gli impianti. E per gli imprenditori di avanzare
proposte concrete per realizzarli.
E non meno problematica è la questione dei rifiuti urbani. Perché
se la raccolta differenziata è un vanto della Toscana, alla fine -
come Il Tirreno ha documentato più volte - molto materiale torna in
discarica perché non c’è mercato per il riciclato. Ma le tre
discariche regionali si avviano verso l’esaurimento mentre i nuovi
termovalorizzatori procedono a passo di lumaca. Insomma, l’e
mergenza è a un passo.
Ci sarà spazio nella campagna elettorale regionale ormai già
iniziata per discuterne seriamente?
(27 settembre 2009)