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lunedì 22.03.2010 ore 07.32
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EDITORIALE

L’EMERGENZA OLTRE I BIDONI

di Roberto Bernabò
Ci sono volute settimane perché la politica prendesse in mano il grande scandalo dei rifiuti pericolosi finiti in mare. Così presto potrebbero iniziare le operazioni di recupero della nave affondata davanti alle coste della Calabria. Ma sarà nient’altro che un primo tassello. Perché il grande affare dei rifiuti industriali che spariscono in un incredibile su e giù per l’Italia va avanti da decenni, intreccia gli interessi della camorra con quelli di certa imprenditoria, i buchi della politica con intrighi e misteri che comprendono servizi segreti e morti misteriose. Eppure questa emergenza è stata al centro di valanghe di inchieste giudiziarie e del lavoro di commissioni parlamentari.

Ma una politica che ha orecchie solo per il consenso facile - ed è evidente che costruire termovalorizzatori non è semplice perché nessuno li vuole nel proprio giardino - ha finito per favorire oggettivamente gli interessi malavitosi che su questo business creano utili da capogiro. Gli impianti di smaltimento non si sono fatti e i rifiuti sono stati eliminati avvelenando terra e mare: un giro d’affari illegale che Legambiente ha valutato in 8-10 miliardi di euro l’anno.

In questo grande scandalo la Toscana c’è dentro in pieno. Perché dai porti della regione negli anni Ottanta e Novanta i pentiti dicono siano partite navi cariche di rifiuti tossici; perché in un tratto di mare tra Gorgona e Capraia con un fondale di 400 metri ci sarebbe un cimitero di bidoni di rifiuti scaricati dalle navi e che quotidianamente riemergono nelle reti dei pescatori; perché gli scarti pericolosi di alcune nostre industrie sono stati trovati negli anni nelle campagne del Lazio e della Campania; perché il nostro deficit di infrastrutture è pesantissimo.

I 6 milioni di tonnellate di rifiuti speciali prodotti ogni anno finiscono infatti nelle discariche o prendono in discreta quota la via di altre regioni con costi che incidono sulla competitività delle imprese e senza certezze reali, spesso, su come sono smaltiti. La sfida per la politica è dunque di decidere dove far realizzare gli impianti. E per gli imprenditori di avanzare proposte concrete per realizzarli.

E non meno problematica è la questione dei rifiuti urbani. Perché se la raccolta differenziata è un vanto della Toscana, alla fine - come Il Tirreno ha documentato più volte - molto materiale torna in discarica perché non c’è mercato per il riciclato. Ma le tre discariche regionali si avviano verso l’esaurimento mentre i nuovi termovalorizzatori procedono a passo di lumaca. Insomma, l’e mergenza è a un passo.

Ci sarà spazio nella campagna elettorale regionale ormai già iniziata per discuterne seriamente?
(27 settembre 2009)
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