VIAREGGIO
In centro solo cibi tipici e "local"
stop a kebab e... champagne
In centro stop a tutte le nuove attività che non vendano prodotti tipici o locali. Niente kebab a Viareggio, dunque. Ma, secondo la delibera fresca di approvazione, neppure una rivendita di wurstel e crauti, un Irish pub o addirittura una "champagneria" dove degustare il prodotto in maggiore concorrenza con l'italico spumante. Un divieto destinato a sollevare polemiche
di Donatella Francesconi
VIAREGGIO. Niente attività artigianali in centro
che propongano prodotti etnici alimentari e comunque non tipici o
locali. La delibera di giunta è stata approvata ieri pomeriggio,
sostenuta dall'assessore al commercio Antonio Cima con
l'approvazione del sindaco Luca Lunardini.
Niente kebab, dunque, «nel nucleo centrale della città». Ma,
secondo la delibera fresca di approvazione, neppure una rivendita
di wurstel e crauti, un Irish pub o addirittura una "champagneria"
dove degustare il prodotto in maggiore concorrenza con l'italico
spumante.
Una scelta, quella dell'amministrazione Lunardini, supportata - si
legge nella delibera - dalle «perplessità sollevate da Ascom,
Confesercenti e Comitato Passeggiata 2000 sulla possibilità di
consentire ulteriori aperture di attività aventi le caratteristiche
citate». Il provvedimento, viene spiegato, è stato preso «nelle
more dell'approvazione del Piano delle funzioni che compiutamente
disciplinerà la materia».
A sollevare qualche dubbio è Stefano Francesconi, presidente del
Consorzio "Pellicano" che riunisce proprio i commercianti di quel
cuore della città che è il Piazzone: «Una scelta analoga è già
stata fatta in altre città italiane. So, però, che le
amministrazioni si sono esposte a ricorsi da parte degli
interessati».
Il Piano delle funzioni al quale si riferisce la delibera è quello
che l'assessore Antonio Cima ha portato in discussione con i
rappresentanti delle categorie economiche. Il testo è quello
ereditato dalla giunta Marcucci, al quale l'amministrazione in
carica è intenzionata ad apportare alcune modifiche. Ma non quelle
relative alla possibilità di avere in quasi tutta la città
superfici fino a 1500 metri quadri da destinare alla media
distribuzione.
Per tutto quanto è somministrazione di cibi e/o bevande, il Piano
indica la necessità di «stabilire specifiche regole di sviluppo,
cercando di ottenere una distribuzione territoriale delle funzioni
della somministrazione indirizzata alla qualità e alla
sostenibilità urbana». A questo scopo, nel centro storico «si
ritiene utile stabilire limitazioni ai cambi di destinazione d'uso
funzionali di somministrazione. Così da ricreare quel necessario
equilibrio fra residenza, salvaguardia dei luoghi e presenza dei
servizi di somministrazione». Equlibrio «che è il tratto distintivo
originario del centro storico». Le limitazioni potrebbero restare
in vigore per cinque anni. E per lo stesso periodo, a partire
dall'anno successivo a quello dell'approvazione del Piano, si
ritiene «non opportuno consentire acquisizioni di nuove
destinazioni d'uso funzionali di somministrazione in aggiunta a
quelle esistenti». Insomma: per bar, pizzerie, ristoranti,
gelaterie e locali in genere dove si mangia e si beve chi c'è c'è e
chi non c'è si metta in fila. Infine, «è opportuno individuare
anche altre aree, circoscritte a singole vie o piazze, da
assoggettare agli stessi vincoli del centro storico».
(28 gennaio 2010)