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sabato 20.03.2010 ore 21.14
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Il distretto tessile lancia l'sos

Industriali e operai a braccetto per chiedere aiuto al governo
di Ilenia Reali
PRATO. La Prato che non vede quasi più entrare ordini nelle fabbriche, quella che sa che già da domani, con la scadenza degli ammortizzatori sociali per le piccole aziende, rischia di veder spazzare via altri 3.000 posti di lavoro nell’arco del 2009, quella dei negozianti sempre più spesso costretti ad abbassare le saracinesche «perché senza tessile non gira niente», ieri, ha gridato il suo Sos. Sindacalisti, imprenditori, operai, commercianti, politici, amministratori, casalinghe. In ottomila hanno sfilato, gomito a gomito, per la prima volta nella storia del distretto, srotolando un’enorme bandiera per le vie della città. Un urlo di disperazione a causa di una crisi che sembra non lasciare scampo. E per farsi sentire si sono utilizzati gli strumenti principali del tessile: stoffa e fantasia.
Questa volta non c’erano però da realizzare tagli per gli abiti di stilisti come Armani, Prada, Valentino o Versace una una bandiera da guinness. Uno striscione lungo oltre un chilometro e largo 5 con i colori della bandiera italiana e al centro, nella parte bianca, ripetuto infinite volte un appello: «Prato non deve chiudere».
 «Non siamo l’Alitalia ma facciamo volare la moda», recitava invece uno striscione degli studenti dell’Istituto Buzzi (qui si formano i periti tessili), per sottolineare che Prato è una grande azienda in crisi, che c’è bisogno di aiuto ma non di assistenzialismo. Dal distretto, come al tavolo nazionale della moda, si chiedono ammortizzatori sociali e un ricorso al credito meno rigido per le aziende. Per dirla come il presidente degli industriali pratesi Riccardo Marini, «il tessile pratese è la spina dorsale della moda italiana e, quando la crisi mondiale sarà finita, potremo essere ancora una risorsa per l’intero Paese. Ora però da soli non ce la facciamo».

 La partenza della manifestazione era fissata in piazza Mercatale. E’ qui che con decine di casse di filato coperte con stoffe blu e rosse (i colori della città) era stato scritto lo slogan poi ripetuto sulla bandiera. L’obiettivo (bandiera e scritta) era quello di creare una cartolina, fotografata da un elicottero, da spedire a Roma.
 «Vogliamo essere ascoltati - ha commentato Manuele Marigolli, segretario provinciale della Cgil anche a nome dei colleghi di Cisl e Uil - perché questa città ha bisogno di una risposta urgente».
 A fianco dei rappresentanti di tutte le associazioni di categoria e delle istituzioni (tra i presenti anche la segretaria nazionale della Filtea Cgil Valeria Fedeli, il responsabile generale della Femca Cisl Sergio Spiller, il segretario organizzativo Uil Carmelo Barbagallo, il presidente nazionale di Federmoda Luigi Rossi e il presidente nazionale dei tessili di Confartigianato Andrea Belli) era in piazza anche il parlamentare del Pdl Andrea Mazzoni che, consapevole della difficoltà del distretto, ha riferito che provvedimenti del Governo potrebbero venire annunciati il 20 marzo durante la visita del ministro Scajola a Prato. «Un tavolo tecnico è al lavoro - ha detto - per equiparare il settore auto a quello della moda. Si sta pensando a più ammortizzatori sociali e a una sorta di “rottamazione” degli abiti per i bambini».
 Prato si è fatto sentire e per ora aspetta. Ma senza fatti concreti ha già deciso di non arrendersi a questa agonia e, gli organizzatori della manifestazione, hanno in testa altre idee per farsi sentire. E per ottenere qualcosa.
 E’ pronta una nuova protesta con, anche in questo caso, protagonista la stoffa. «La bandiera potrebbe servire per impacchettare i monumenti romani», ammonisce il presidente della Provincia Massimo Logli.
(05 febbraio 2009)
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