Il distretto tessile lancia l'sos
Industriali e operai a braccetto per chiedere aiuto al governo
di Ilenia Reali
PRATO. La Prato che non vede quasi più entrare
ordini nelle fabbriche, quella che sa che già da domani, con la
scadenza degli ammortizzatori sociali per le piccole aziende,
rischia di veder spazzare via altri 3.000 posti di lavoro nell’arco
del 2009, quella dei negozianti sempre più spesso costretti ad
abbassare le saracinesche «perché senza tessile non gira niente»,
ieri, ha gridato il suo Sos. Sindacalisti, imprenditori, operai,
commercianti, politici, amministratori, casalinghe. In ottomila
hanno sfilato, gomito a gomito, per la prima volta nella storia del
distretto, srotolando un’enorme bandiera per le vie della città. Un
urlo di disperazione a causa di una crisi che sembra non lasciare
scampo. E per farsi sentire si sono utilizzati gli strumenti
principali del tessile: stoffa e fantasia.
Questa volta non c’erano però da realizzare tagli per gli abiti di
stilisti come Armani, Prada, Valentino o Versace una una bandiera
da guinness. Uno striscione lungo oltre un chilometro e largo 5 con
i colori della bandiera italiana e al centro, nella parte bianca,
ripetuto infinite volte un appello: «Prato non deve
chiudere».
«Non siamo l’Alitalia ma facciamo volare la moda», recitava invece
uno striscione degli studenti dell’Istituto Buzzi (qui si formano i
periti tessili), per sottolineare che Prato è una grande azienda in
crisi, che c’è bisogno di aiuto ma non di assistenzialismo. Dal
distretto, come al tavolo nazionale della moda, si chiedono
ammortizzatori sociali e un ricorso al credito meno rigido per le
aziende. Per dirla come il presidente degli industriali pratesi
Riccardo Marini, «il tessile pratese è la spina dorsale della moda
italiana e, quando la crisi mondiale sarà finita, potremo essere
ancora una risorsa per l’intero Paese. Ora però da soli non ce la
facciamo».
La partenza della manifestazione era fissata in piazza Mercatale.
E’ qui che con decine di casse di filato coperte con stoffe blu e
rosse (i colori della città) era stato scritto lo slogan poi
ripetuto sulla bandiera. L’obiettivo (bandiera e scritta) era
quello di creare una cartolina, fotografata da un elicottero, da
spedire a Roma.
«Vogliamo essere ascoltati - ha commentato Manuele Marigolli,
segretario provinciale della Cgil anche a nome dei colleghi di Cisl
e Uil - perché questa città ha bisogno di una risposta
urgente».
A fianco dei rappresentanti di tutte le associazioni di categoria
e delle istituzioni (tra i presenti anche la segretaria nazionale
della Filtea Cgil Valeria Fedeli, il responsabile generale della
Femca Cisl Sergio Spiller, il segretario organizzativo Uil Carmelo
Barbagallo, il presidente nazionale di Federmoda Luigi Rossi e il
presidente nazionale dei tessili di Confartigianato Andrea Belli)
era in piazza anche il parlamentare del Pdl Andrea Mazzoni che,
consapevole della difficoltà del distretto, ha riferito che
provvedimenti del Governo potrebbero venire annunciati il 20 marzo
durante la visita del ministro Scajola a Prato. «Un tavolo tecnico
è al lavoro - ha detto - per equiparare il settore auto a quello
della moda. Si sta pensando a più ammortizzatori sociali e a una
sorta di “rottamazione” degli abiti per i bambini».
Prato si è fatto sentire e per ora aspetta. Ma senza fatti
concreti ha già deciso di non arrendersi a questa agonia e, gli
organizzatori della manifestazione, hanno in testa altre idee per
farsi sentire. E per ottenere qualcosa.
E’ pronta una nuova protesta con, anche in questo caso,
protagonista la stoffa. «La bandiera potrebbe servire per
impacchettare i monumenti romani», ammonisce il presidente della
Provincia Massimo Logli.
(05 febbraio 2009)