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venerdì 19.03.2010 ore 21.17
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Due doni: vista e libertà

Sono stati migliaia gli interventi agli occhi dei medici volontari
di dal nostro inviato Antonio Valentini
GAO (Mali). Sette ore dura il viaggio da Roma al Mali. E sette ore bastano perché la carlinga dell'aereo militare diventi una macchina del tempo. Quando sali a Pratica di Mare sei nel XXI secolo, era luminosa e tecnologica. Appena tocchi il suolo di Gao, dove il Niger divide il deserto e segna un'ansa, è come se il nastro degli anni si fosse riavvolto. Nulla rivela progresso e modernità. Non c'è traccia di aerostazione, la recinzione è una rete metallica che a un certo punto d'interrompe, la pista è in terra battuta.

Stride col paesaggio la sagoma affusolata del C27j, fatto per volare alto e atterrare nel deserto. Stride anche con i bambini, sotto il sole a picco in attesa di caramelle. Sono bambini guida, che nascono con il destino segnato: i loro nonni soffrono di cataratta, di una forma gravissima, spesso congenita. Una barriera che s'inspessisce con gli anni; prima avvolge tutto in un mondo di nebbia, poi provoca l'oscurità più totale. Per questo la missione italiana si chiama "Ridare la luce": un semplice intervento chirurgico, venti minuti in tutto, in pochi anni ha restituito la vista a 3600 abitanti del Mali, uno tra i paesi più poveri dell'Africa.

La missione, a più riprese, ha consentito di liberare centinaia di bambini guida, riscattandoli dalla schiavitù della tradizione domestica che li vuole solo angeli custodi dei nonni, senza poter aspirare a un destino diverso da quello dei propri progenitori. I medici italiani lavorano senza sosta. Stanno in sala operatoria 14-15 ore al giorno, circondati dalla gratitudine di chi percorre fino a 400 chilometri per riavere la luce, grandi e piccoli delle tante tribù touareg del nord. I vecchi, che arrivano barcollanti, valgono più dei bambini: sono saggezza, esperienza e conoscenza. E nel Mali, dove la speranza di vita va poco oltre i 45 anni e la sopravvivenza è lotta quotidiana, sono qualità indispensabili. I bambini al loro seguito, per lo più nipoti, sciamano attorno all'ospedale e vengono affidati alla sorveglianza delle guardie.

Questa straordinaria missione umanitaria, che durerà fino al 10 dicembre, è resa possibile da una sinergia. Aeronautica Militare e Alenia Aeronautica, Associazione Fatebenefratelli per malati lontani e Istituto superiore di sanità, ministero degli esteri ed Esercito italiano si sono uniti sopra al denominatore comune di curare gli anziani per restituire la vita ai bambini. Anche i volontari partecipano: il cuoco della base veste abiti militari senza mostrine e stellette e ci tiene a precisare che lui è un civile. Ogni sera scodella una quindicina di chili di pasta per medici, infermieri e aviatori del campo italiano, insediato nel "residence" Tizi Mizi. Civili sono anche i due non vedenti che da tre anni sbarcano in Africa per addestrare chi resterà al buio per sempre ad arrangiarsi da solo con il bastoncino. La prima cosa che hanno insegnato ai ciechi di Gao, è non cadere nei canali fognari a cielo aperto, che trovi ovunque assieme ai rifiuti.
La missione "Ridare la luce", coordinata dal generale medico dell'Aeronautica Ottavio Sarlo, è giunta quasi a metà percorso. Stavolta gli italiani vogliono fare di più e doneranno all'ospedale di Gao attrezzature mediche per la chirurgia endoscopica digestiva e per il laboratorio analisi. I medici del luogo stanno già frequentando corsi speciali, tra cui uno di rianimazione cardio-polmonare e un altro sull'utilizzo di nuovi strumenti laparoscopici. Da gennaio inizierà la costruzione del nuovo reparto di oftalmologia attiguo all'ospedale, sotto la supervisione dell'Istituto superiore di Sanità. Costerà un milione e 600mila euro e in due anni sarà concluso.
Fino a che gli italiani rimarranno a Gao, la polizia locale resterà in stato d'allerta. I convogli sono sempre scortati da guardie armate e l'unico albergo della città è presidiato da poliziotti pronti a sparare. Giorni fa, più a nord, è stato rapito un giornalista francese. Ieri analoga sorte per un gruppo di volontari spagnoli. C'è tensione e le autorità non vogliono correre rischi: chi è arrivato per motivi umanitari va protetto. Quando si fa buio, per gli stranieri la città diventa un tabù. Tutto tace dalle 10 di sera in poi, col silenzio rotto solo dai latrati dei cani e dai ragli degli asini.
(03 dicembre 2009)
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