Settore del marmo
Ditte in agonia, cresce la rivolta
Le piccole imprese della trasformazione del marmo, che nei giorni scori hanno lanciato il grido di aiuto al Comune, ora pensano di costituire un consorzio. Sostengono di non avere materia prima da lavorare, puntano il dito sul mondo delle cave, da dove partirebbero troppi blocchi verso l'estero,mentre una parte verrebbe sì lavorata in loco, ma non spalmata suy tutto il tessuto della trasformazione
di Cinzia Carpita
CARRARA. Le piccole imprese della trasformazione
del marmo, che nei giorni scori hanno lanciato il grido di aiuto al
Comune, ora pensano di costituire un consorzio. Sostengono di non
avere materia prima da lavorare, puntano il dito sul mondo delle
cave, da dove partirebbero troppi blocchi verso l'estero,mentre una
parte verrebbe sì lavorata in loco, ma non spalmata suy tutto il
tessuto della trasformazione. Da tempo tale comparto manda segnali
preoccupanti, ma la situazione pare stia decisamente
precipitando.
Tutti uniti in un consorzio. Così le piccole
imprese, di segagione e commerciali, ora quardano oltre i singoli
steccati e meditano sulla costituzione di un consorzio: quantomeno
per avere più forza contrattuale sul fronte dei prezzi dei blocchi
da acquistare per lavorarli in questo territorio.
Due gli obiettivi: il primo, è cercare di superare le difficoltà
che lamentano nel rapporto commerciale con la Sam-Marmi Carrara;
infatti dall'assemblea che si è svolta ieri ad Avenza, fra una
quarantina di titolari di segherie e laboratori (c'era anche un
rappresentante del Cosmave in rappresentanza di 55 aziende
versiliesi), in più di un intervento è emerso lo scontento, per i
blocchi grazzi che vengono spediti direttamente all'estero, magari
in Cina (ma lo consente la legge sul libero mercato in Europa) per
cui alle piccole imprese locali, in pratica resterebbero le
briciole, e poco remunerative per loro.
Il gigante e il topolino. Non è questa l'opinione
della Sam, i cui rappresentanti hanno respinto le accuse di
monopolio, affermando di avere il 26% delle concessioni e che il
50% della produzione sarebbe a disposizione dei trasformatori
locali.
I quali però non la pensano così. Un faccia a faccia fra il
gigante e il topolino.
Ma per la prima volta, forse, in tanti anni, si configura una
categoria - quella appunto dei segatori e dei commercianti di marmo
- che finora non aveva assunto questa fisionomia, a parte la
nascita 4 anni fa del sindacato PMI-Confcommercio che ha portato
avanti alcune battaglie, ma senza particolari esiti.
Queste piccole e medie imprese della trasformazione, trovandosi
ora con l'acqua alla gola, in procinto di chiudere (lo hanno detto
gli interessati nella riunione che si è svolta in Comune martedì
scorso), fanno quadrato e insorgono.
Ma, come ha consigliato qualcuno, devono prepararsi bene,
costruire proposte, portarle sul tavolo dell'amministrazione
comunale, impegnata ad ascoltare le richieste e a studiare strade
percorribili per evitare che un pezzo di imprenditoria locale del
marmo scompaia. Sarebbero alcune centinaia le aziende a rischio di
morte.
Alfredo Mazzucchelli, uno dei più combattivi, ha preso atto delle
dichiarazioni dei rappresentanti della Sam-Marmi Carrara, ma
mantiene alcune perplessità.
Fra la Sam che afferma "i blocchi sono qui, venite a comprarli", e
le imprese in rivolta perché le cose non sarebbero proprio così
semplici, forse c'è bisogno di un chiarimento. Il Comune farà da
mediatore?
«Va cambiato il regolamento degli agri
marmiferi». C'è intanto, il rischio di una "guerra fra
poveri", perché le piccole imprese potrebbero finire (se già non
sta avvenendo) per rubarsi, una con l'altra, il poco lavoro.
Ecco perché, al Comune, le imprese della trasformazione chiedono
di ritoccare il regolamento degli agri marmiferi, cercando nelle
sue pieghe la maniera di far sì che una parte dei blocchi vengano
fatti lavorare in loco, a vantaggio di tutto il settore.
Giuridicamente non appare tanto semplice. «Magari intervenendo sul
canone di concessione», hanno proposto alcuni, «potrebbe essere
regolamentata la questione dei blocchi». E comunque c'è la
consapevolezza, di tutti, che anche se questa strada fosse
percorribile, la soluzione non avverrà dall'oggi al domani.
Così, l'idea del consorzio ha cominciato a prendere forza ieri,
seppure a grandi linee.
Si è ipotazzata un'associazione con un fondo cassa, per poter
comperare i blocchi da segare a Carrara.
Musetti propone un'Authority.