IL SUPER MISTER
Cosmi e Livorno
un appuntamento del destino
di Federico Buti
Fategli salvare il Livorno, e poi vedrete. L'ha anche detto, Serse
Cosmi, in uno dei passaggi più significativi dell'incontro di ieri
con i nostri lettori: «Mi piacerebbe - ha detto - ricreare qui il
piccolo mondo antico, o almeno il piccolo calcio antico». Intendeva
una cosa semplice: un piccolo mondo umano, dove si comunica e si
cerca di costruire qualcosa insieme, ognuno facendo la sua
parte.
Ci sta provando, e in parte ci sta già riuscendo, la
gente è con lui, è uno che può lasciare il segno. Si sapeva che
Livorno apprezza quest’uomo da sempre: ma il bombardamento
impressionante di ieri mattina l’ha dimostrato in modo plastico,
definitivo. Un sacco di gente gli ha telefonato o scritto non per
chiedergli qualcosa di preciso, ma solo per salutarlo ed
esprimergli piccoli sentimenti antichi: stima, curiosità, voglia di
confrontarsi (politicamente, per esempio), speranza. Non solo
pallone, anzi. Questo ha colpito tutti i presenti.
Era una vita che non succedeva, dai tempi di Osvaldo Jaconi detto
il “vodz” (capo, in slang bolscevico). Ma era un altro contesto.
Nel frattempo Livorno è salita calcisticamente ed è scesa da molti
altri punti di vista, in un contrappunto strano e abbastanza
inquietante. A quei tempi c’era un onore sportivo da ritrovare, lo
stadio - quasi un simbolo cittadino, come in effetti spesso è, in
mancanza di altri luoghi di rappresentanza - era pieno, rabbioso e
voglioso di rivincita. Adesso viviamo una fase più riflessiva e
malinconica, è più difficile coinvolgere spontaneamente la gente.
Ma questo smarrimento non è vissuto bene, con cinismo o distacco:
questa è una città - ce ne sono tante dalle nostre parti - che ha
un gran bisogno di ritrovare entusiasmo e solidarietà, ed esempi
positivi.
Adesso, non bisogna fare di Cosmi un altro Protti o Lucarelli:
sono professionisti, non profeti alla Gandhi, e se è necessario
fanno pure i mercenari, sissignori, senza che ci sia da
scandalizzarsi tanto. Però tra Livorno e Serse c’era una sintonia
sottintesa e quasi un appuntamento del destino, l’ha detto anche
lui. E bisogna dare atto anche a Spinelli di aver fatto quagliare
il destino, fosse anche perché gli tornava bene. La squadra ha
trovato il suo allenatore. La tifoseria pure. E la città potrebbe
aver trovato un piccolo leader, un sindachino: fatelo restare in
serie A e poi se ne riparla. In fin dei conti, non ci accorgeremmo
nemmeno del cambio di cognome...
(15 gennaio 2010)