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venerdì 12.03.2010 ore 23.56
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IL SUPER MISTER

Cosmi e Livorno
un appuntamento del destino

di Federico Buti
Fategli salvare il Livorno, e poi vedrete. L'ha anche detto, Serse Cosmi, in uno dei passaggi più significativi dell'incontro di ieri con i nostri lettori: «Mi piacerebbe - ha detto - ricreare qui il piccolo mondo antico, o almeno il piccolo calcio antico». Intendeva una cosa semplice: un piccolo mondo umano, dove si comunica e si cerca di costruire qualcosa insieme, ognuno facendo la sua parte.

Ci sta provando, e in parte ci sta già riuscendo, la gente è con lui, è uno che può lasciare il segno. Si sapeva che Livorno apprezza quest’uomo da sempre: ma il bombardamento impressionante di ieri mattina l’ha dimostrato in modo plastico, definitivo. Un sacco di gente gli ha telefonato o scritto non per chiedergli qualcosa di preciso, ma solo per salutarlo ed esprimergli piccoli sentimenti antichi: stima, curiosità, voglia di confrontarsi (politicamente, per esempio), speranza. Non solo pallone, anzi. Questo ha colpito tutti i presenti.

Era una vita che non succedeva, dai tempi di Osvaldo Jaconi detto il “vodz” (capo, in slang bolscevico). Ma era un altro contesto. Nel frattempo Livorno è salita calcisticamente ed è scesa da molti altri punti di vista, in un contrappunto strano e abbastanza inquietante. A quei tempi c’era un onore sportivo da ritrovare, lo stadio - quasi un simbolo cittadino, come in effetti spesso è, in mancanza di altri luoghi di rappresentanza - era pieno, rabbioso e voglioso di rivincita. Adesso viviamo una fase più riflessiva e malinconica, è più difficile coinvolgere spontaneamente la gente. Ma questo smarrimento non è vissuto bene, con cinismo o distacco: questa è una città - ce ne sono tante dalle nostre parti - che ha un gran bisogno di ritrovare entusiasmo e solidarietà, ed esempi positivi.

Adesso, non bisogna fare di Cosmi un altro Protti o Lucarelli: sono professionisti, non profeti alla Gandhi, e se è necessario fanno pure i mercenari, sissignori, senza che ci sia da scandalizzarsi tanto. Però tra Livorno e Serse c’era una sintonia sottintesa e quasi un appuntamento del destino, l’ha detto anche lui. E bisogna dare atto anche a Spinelli di aver fatto quagliare il destino, fosse anche perché gli tornava bene. La squadra ha trovato il suo allenatore. La tifoseria pure. E la città potrebbe aver trovato un piccolo leader, un sindachino: fatelo restare in serie A e poi se ne riparla. In fin dei conti, non ci accorgeremmo nemmeno del cambio di cognome...
(15 gennaio 2010)
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