CLAMOROSI SVILUPPI DELL'INCHIESTA
Legata e imbavagliata: anziana uccisa in casa
Gli inquirenti: volevano rubare in casa del figlio
di Federico Lazzotti
PIOMBINO. La chiave del delitto sta sotto un intonaco rosa stuccato
in più punti, nel silenzio della campagna sopra Piombino, tra due
porte a vetri rifinite in alluminio dove da una parte vivevano i
coniugi Pietrini e dall'altro il figlio Alfredo, 60 anni. Chi tra
le 16,30 e le 17,30 di venerdì ha provocato la morte di Natalina
Meschini, 82 anni domani, voleva entrare nella casa del figlio,
forse per un regolamento di conti o per vendetta.
In quelle tre stanze modeste pensava di trovare soldi e gioielli.
Sicuramente molto di più rispetto a quello che si è portato via:
circa cinquecento euro in contanti, orologi e qualche catenina
d'oro per un valore complessivo che a fatica può superare i mille
euro. Una cosa però il rapinatore la sapeva bene: per entrare nella
casa di Alfredo doveva passare da quella dei suoi genitori perché
era lì, dietro la porta d'ingresso, che i due anziani coniugi
tenevano una copia di quelle chiavi che gli investigatori hanno
ritrovato sulla strada sterrata. L'altra - hanno accertato gli
inquirenti - Alfredo la portava sempre con sé anche l'altro ieri
quando era nei campi con suo padre.
E' da questi elementi che gli inquirenti sono partiti per
stringere il cerchio, abbandonare la pista del rapinatore
occasionale e del balordo e dare maggiore credibilità alla vendetta
o al regolamento di conti in un ambiente di persone che comunque si
conoscevano. Adesso gli investigatori stanno cercando il movente,
cosa ha ucciso l'82enne lo dirà l'autopsia in programma domattina a
Livorno. Difficile che si tratti di strangolamento visto che sul
corpo dell'anziana è stata trovata solo una piccola ecchimosi sul
collo, molto più probabile che il cuore della donna non abbia retto
alla paura o magari Natalina sia stata soffocata dal lenzuolo col
quale il rapinatore ha cercato di coprirle il viso, forse perché -
ma è una delle supposizioni - la vittima conosceva la persona che
ha fatto irruzione a casa Pietrini.
Per il momento il pubblico ministero Antonio Giaconi che coordina
le indagini si limita a dire che gli inquirenti stanno facendo
accertamenti a 360 gradi. Già venerdì notte però qualche elemento
che potesse aiutare la polizia giudiziaria c'era. In particolare le
fascette da idraulico con le quali la donna è stata legata mani e
piedi mentre era sdraiata a terra nella sua camera da letto. La
persona che è entrata - secondo gli inquirenti - non le avrebbe
trovate a casa dell'anziana ma le avrebbe avute con sé.
Magari chi è entrato usa quelle fascette per lavoro: idraulici,
elettricisti, ma anche i contadini che curano le vigne usano quelle
stesse fascette per fermare il tralcio della vite ai
sostegni.
Gli investigatori che l'altra notte sono rimasti fino all'alba sul
luogo del delitto hanno cercato impronte e riscontri. E si sono
chiesti perché in quel dedalo di case dove vivono quattro nuclei
con lo stesso cognome nessuno abbia notato niente di strano.
Secondo le testimonianze rilasciate agli inquirenti, il rapinatore
avrebbe avuto poco più di un'ora per entrare nella casa dove invece
la porta era sempre aperta, legare Natalina Meschini in camera da
letto, buttarle addosso un lenzuolo, prendere la chiave dell'altro
appartamento, portare via soldi e preziosi e fuggire senza che
nessuno lo vedesse.
La figlia dell'anziana, che sta poco distante dai genitori,
l'avrebbe salutata poco prima delle 16,30. Cosa sia successo dopo,
dicono i familiari, «E' un mistero anche per noi». Giovanni, il
marito 91 enne della donna, ha trovato il cadavere alle 17,30 prima
di lanciare l'allarme.
Per questo, gli inquirenti pensano che il colpevole conoscesse e
bene le abitudini della famiglia Pietrini. Chi ha aspettato che la
figlia di Natalina tornasse a casa sapeva che Alfredo e Giovanni
sarebbero rimasti a lavorare nei campi, distanti duecento metri
dalla casa, per un'altra ora almeno. E forse sperava anche,
entrando nella prima casa, di uscire con la chiave senza dover
incrociare il suo sguardo con la vittima.
Ma che cosa doveva avere in casa di tanto prezioso Alfredo
Pietrini, 60 anni, pensionato dell'acciaieria e contadino a tempo
pieno? Gli investigatori stanno cercando nelle pieghe delle sue
giornate apparentemente tutte uguali il motivo di quella visita.
Rancori o conti in sospeso, le ipotesi più probabili per riuscire a
spiegare perché qualcuno voleva entrare in casa sua per portargli
via risparmi e gioielli. E' forse da un regolamento di conti tra
gente semplice che vive in campagna che è nato un delitto e un
giallo. La soluzione? Forse in una chiave lasciata in mezzo a una
strada bianca in mezzo alla campagna e in una fascetta che quando
si stringe è impossibile allargare.
(22 dicembre 2007)