Debutta Obama, ma Andreotti è il re
Il Cavaliere presente in tutte le salse. E la sinistra? Scomparsa
di Claudio Vecoli
Sui carri anche il dramma degli immigrati Si replica il 15, 22, 24
febbraio e il primo marzo E infatti tutto dedicato a Giulio
Andreotti - a partire dal titolo che ricorda un celebre detto
andreottiano: "Il potere logora chi non ce l'ha" - uno dei carri
grandi sfilati ieri pomeriggio sui viali a mare per il primo dei
cinque corsi mascherati del Carnevale più celebre d'Italia (le
repliche il 15, 22, 24 febbraio e 1 marzo). Fedele alla sua
tradizione - e in ripresa rispetto al recente passato - la satira
politica resta dunque uno dei tratti distintivi della festa
viareggina. Ma per un ritorno eccellente (Andreotti fra l'altro è
atteso in carne ed ossa ad una delle prossime sfilate: per lui
sarebbe la prima volta nella storia del Carnevale), non sono certo
mancati i debutti. Il più illustre, quello del neo presidente degli
Stati Uniti, Barack Obama. A lui i maghi viareggini hanno riservato
una {prima volta} soft. La caricatura del leader americano
campeggia infatti soltanto nelle costruzioni minori: ma il motivo è
solo... tecnico, visto che i bozzetti dei carri grandi sono stati
presentati a fine agosto, quando il nome del nuovo inquilino della
Casa Bianca era ancora da decidere.
Obama è comunque rappresentato insieme agli altri grandi del
pianeta nei panni di improbabili odalische che adescano un
gigantesco Re Carnevale oppure come colui che ha il titanico
compito di salvare il mondo dalla bancarotta. Sulla {croisette di
cartapesta} fanno invece la loro prima uscita alcuni ministri
saliti di recente sul palcoscenico della politica. E il caso di
Mara Carfagna, rappresentata come una cacciatrice di lucciole. O di
Renato Brunetta, nei panni di fustigatore dei fannulloni. O di
Maria Stella Gelmini, presa di mira per la sua volontà di riformare
la scuola. Tutti e tre insieme - e con loro anche i colleghi
Alfano, Prestigiacomo e Calderoli - su un altro carro attizzano la
brace del gigantesco spiedo al quale è cotto a puntino il povero
contribuente. Poi, naturalmente, c'è lui: il Cavaliere. Silvio
Berlusconi imperversa un po' in tutte le salse. E un re che chiede
lumi sul suo futuro ad una cartomante. E un cuoco-cannibale che
spadella a suo piacimento i politici dell'opposizione. E,
soprattutto, è nei panni di Dio - uno e trino - che domina un
Paradiso molto terrestre con Fini, Fede e altri {fedelissimi} del
premier nei panni di angioletti desnudi. E la sinistra?
Scomparsa. O quasi. Se si escludono i personaggi di contorno
cucinati dal Berlusconi-cannibale e i volti rappresentati fra le
fiamme dell'Inferno che fa da contraltare al Paradiso
berlusconiano, di lei non v'è quasi traccia. L'unico a {meritarsi}
un ruolo da protagonista (e in una costruzione minore) è Fausto
Bertinotti. Ma il titolo della mascherata ({Sprofondo rosso}) non è
certo beneaugurante. E se è vero che al Carnevale di Viareggio si
rispecchia - e talvolta si anticipa - l'attualità politica, per
l'opposizione il messaggio che parte dai viali a mare è assai
inquitante. Ma satira non fa rima solo con politica. Ormai da molte
edizioni, i maghi viareggini della cartapesta portano sui carri
anche uno spaccato della società. Ecco allora che - sul relitto di
una imbarcazione manovrata da una figura di donna - sbarca
inquietante al Carnevale anche la tragedia dell'immigrazione.
Oppure c'è chi rappresenta la società come una sfilza di
gigantesche oche o come manichini senza volto con lo sguardo
incollato alla televisione. E chi, infine, raffigura lo Stato come
una gigantesca vacca che - a forza di leccarlo - riduce in
scheletro il popolo-vitello.
(09 febbraio 2009)