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RUGBY

Paul e i brividi
della prima volta

Paul Derbyshire sulle orme del padre Stephen, ex giocatore e oggi dirigente del Rugby rossoblù.

Anzi, è già andato oltre: gioca nella massima serie nazionale, aveva fatto parte della giovanile azzurra ed ora è entrato nella squadra maggiore, con la quale ha partecipato alla tournèe in Australia l'anno scorso e nelle ultime due domeniche alle prime due partite del prestigioso "Sei Nazioni"
CECINA. Paul Derbyshire sulle orme del padre Stephen, ex giocatore e oggi dirigente del Rugby rossoblù. Anzi, è già andato oltre: gioca nella massima serie nazionale, aveva fatto parte della giovanile azzurra ed ora è entrato nella squadra maggiore, con la quale ha partecipato alla tournèe in Australia l'anno scorso e nelle ultime due domeniche alle prime due partite del prestigioso "Sei Nazioni".

Come dire, l'esordio di Paul Derbyshire nell'Olimpo della palla ovale d'Europa. Esordio addirittura in uno degli stadi sacri di questo sport duro ma esaltante, diventato più atletico rispetto al passato e quindi spettacolare. È il Croke Park di Dublino, l'avversaria é l'Irlanda vincitrice della precedente edizione e fermamente intenzionata a ripetersi; Derbyshire è nella rosa in campo, ma il tecnico Nick Mallett non lo schiera, è l'unico a restare in panchina (con grande disappunto degli amici e tifosi cecinesi). Nessun rimpianto da parte di Paul: «Ovvio che speravo di giocare - dice - però è stato anche del tutto normale che non sia entrato, perchè sono l'ultimo arrivato nella squadra ed ho bisogno di fare esperienza». Essere comunque là, è stato di grande effetto per Paul: «È stato bellissimo ritrovarmi in uno degli stadi più famosi d'Europa, una cornice di pubblico meravigliosa; ho provato una grande emozione, soddisfazione, anche se non ho giocato». Il grande evento, rimandato di una sola settimana: Paul Derbyshire domenica scorsa al Flaminio di Roma in Italia-Inghilterra ha giocato, per un quarto d'ora ha dato il suo valido contributo nel pacchetto di mischia azzurro. «Quando Mallett mi ha detto che era arrivato il mio turno - rivela Paul - ho provato un brivido nelle spalle, al primo approccio una sensazione strana che però ho subito superato per la tanta voglia di giocare; sono contento di aver rotto il ghiaccio, ora spero di giocare anche le altre tre partite del torneo contro Galles, Scozia e Francia».

Che differenza c'è, ancora, tra l'Italia e le altre?
«Per loro è sport più di tradizione rispetto a noi, logicamente abbiamo ancora da imparare rispetto a loro, ma piano piano stiamo colmiamo il gap; contro giocatori fortissimi come gli irlandesi e gli inglesi non abbiamo sfigurato tanto, come dimostrano le sconfitte con la differenza di pochi punti, 17-12 e 14-12».
Chi pensi vinca il torneo?
«Mi ha fatto una notevole impressione la Francia, può vincerlo senz'altro».
Il tuo modello di giocatore...
«Ce ne sono tanti di bravi al mondo, i ruoli poi sono diversi; quello che più mi piace è il neozelandese Mchaw».

Cosa significa per te il rugby?
«È molto importante perchè sinora vivo di questo, spero che mi consenta di andare avanti il più possibile; non si guadagnano grosse somme come nel calcio ma possono bastare».

Come passi le tue giornate a Padova, tu sei nel Petrarca che gioca il campionato dei Super10.
«Praticamente l'intera giornata è dedicata agli allenamenti: ci sono la mattina, poi pausa di un paio d'ore con il pranzo, e il pomeriggio fino alle cinque e mezzo; dopo mi riposo in casa, studio per prepararmi agli esami, sono iscritto alla facoltà di scienze motorie, e guardo un po' di televisione».

Cosa ti aspetti dal futuro.
«Chiaramente, di continuare su questa strada, le cose non mi stanno andando male; certo ho bisogno di immagazzinare altra esperienza, dovrò impegnarmi molto per confermare e consolidare il posto in Nazionale
che ho appena conquistato. Le prossime tre partite del Sei Nazioni e il campionato, dove il Petrarca è terzo, potrebbero significare molto per il mio futuro. È per me, la grande occasione da non perdere».

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