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«L’aveva già assalito una volta danneggiandogli il fegato»

La figlia di Sorgi Gennai, ucciso da un toro, racconta la prima aggressione al padre «L’animale sarebbe stato venduto a breve». Oggi alle ore 9 il funerale nel borgo

riparbella

«Quel toro non è mai stato buono, era la seconda volta che lo aggrediva». Daniela, la figlia di Sorgi Gennai, l’imprenditore agricolo in pensione aggredito e ucciso da un toro la mattina di domenica scorsa, è senza parole per la tragica morte del padre. Non trova spiegazione a quanto è accaduto nel terreno in zona Borgo San Pecoraio tra Riparbella e Castellina. Però sottolinea che quel toro, a cui appena comprato era stato dato il nome Zucchero sperando che fosse docile come il pr ...

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«Quel toro non è mai stato buono, era la seconda volta che lo aggrediva». Daniela, la figlia di Sorgi Gennai, l’imprenditore agricolo in pensione aggredito e ucciso da un toro la mattina di domenica scorsa, è senza parole per la tragica morte del padre. Non trova spiegazione a quanto è accaduto nel terreno in zona Borgo San Pecoraio tra Riparbella e Castellina. Però sottolinea che quel toro, a cui appena comprato era stato dato il nome Zucchero sperando che fosse docile come il precedente esemplare, non era tranquillo. «È inutile - dice ancora la figlia del 66enne - questo animale non è mai stato buono, da quando mio padre l’ha comprato circa due anni fa è sempre stato aggressivo». Addirittura, lo scorso anno aveva già aggredito Gennai in modo violento. «Lo aveva attaccato - racconta Daniela, che insieme alla mamma Vincenza e al fratello Mauro non sa darsi pace per la tragica morte del babbo - Ricordo che l’animale aveva buttato a terra mio padre, poi lo aveva calpestato e con uno zoccolo gli aveva causato un grosso trauma al fegato».

La prima aggressione deve aver insospettito il 66enne, che però non ha preso immediatamente la decisione di vendere o far abbattere il toro.

Probabilmente Gennai ha sperato che l’indole dell’animale, che ha raggiunto quasi 12 quintali di peso, potesse migliorare. Così non è stato, visto quel che è successo domenica mattina poco dopo le 10 nel grande terreno recintato oltre Borgo San Pecoraio, dove il toro veniva lasciato allo stato brado. «E pensare - dice Daniela - che l’animale era prossimo alla vendita, tra settembre e ottobre sarebbe stato dato via». Una decisione, quella di liberarsi di Zucchero, che Gennai deve aver chiaramente preso dopo aver valutato un rischio eccessivo continuare ad avere a che fare con il bovino.

L’uomo, che con la sua famiglia era molto conosciuto e apprezzato non solo dalla comunità riparbellina ma anche nei paesi circostanti, non ha avuto il tempo di vendere l’animale, che domenica mattina lo ha aggredito in maniera brutale. Gennai era con un amico fraterno, Roberto Belli, nel terreno sopra Riparbella. I due, lo ricordiamo, stavano pulendo l’area per allestire i capanni per la caccia. Come ha raccontato Belli, il toro gli si è avvicinato ma non sembrava particolarmente aggressivo. «L’ho visto passare davanti ai capanni - spiega Belli - e non sembrava aggressivo, io mi sono messo a far pulizia con il decespugliatore e il toro si è allontanato. Poco dopo, quando sono uscito dalla boscaglia, ho visto una scena da apocalisse. L’animale stava infierendo su Sorgi». Belli ha cacciato il toro usando il decespugliatore e un e un palo di ferro, poi ho soccorso il mio amico e ho chiamato il 118». Per Gennai, purtroppo non c’è stato niente da fare.

Un assalto violento, quello del bovino, che evidentemente aveva avuto comportamenti aggressivi anche in passato. «Questi animali - spiega Stephen Vignali, responsabile del servizio veterinario dell’Asl di zona - sono pericolosi principalmente a causa delle loro dimensioni. Possono avere comportamenti aggressivi in genere collegati alla protezione dei vitellini o al loro ruolo di capobranco. Non è semplice capirlo».

Intanto è stato stabilito il funerale di Gennai, che si tiene oggi alle 9 alla cappella mortuaria del cimitero di Riparbella. —