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«Una scena da apocalisse è morto tra le mie braccia»

Roberto Belli, amico fraterno dell’uomo ucciso dal toro, ripercorre i momenti dell’aggressione e racconta di aver cacciato l’animale

RIPARBELLA

«Una scena da apocalisse, non credo che riuscirò più a dormire. Sorgi era come un fratello, e l’ho visto morire». Non si dà pace Roberto Belli, l’uomo per primo ha soccorso Gennai e gli ha praticato il massaggio cardiaco in attesa dell’arrivo del medico del 118.

«Eravamo insieme - racconta - a pulire gli appostamenti che abbiamo per la caccia ai tordi. Ho visto passare il toro, che non mi ha neanche considerato e si è messo a mangiare proprio davanti ai capanni». Belli, con il groppo in gola, ricorda di aver fatto il rifornimento al decespugliatore per poi cominciare a ripulire il terreno in vista della preparazione degli appostamenti. «Il toro si è spostato - ricorda Belli -, ho anche scherzato con l’animale, e poi mi sono messo a pulire i cespugli». Gennai era poco distante, intento a sistemare alcuni oggetti nel bagagliaio della sua jeep. «A un certo punto - racconta - sono uscito dal cespuglio che stavo sistemando e ho visto l’apocalisse, l’animale stava infierendo sul mio amico».

L’uomo, sebbene sotto choc, ce l’ha fatta a reagire, con l’intenzione di salvare la vita a quello che per lui era come un fratello. «Con il decespugliatore e un palo di ferro ho allontanato il toro - prosegue con le lacrime agli occhi - poi ho chiamato il 118 e i carabinieri».

Belli è davanti alla camera mortuaria del cimitero di Cecina, insieme alla famiglia di Gennai e alle decine di conoscenti e amici che ieri pomeriggio hanno fatto la spola per abbracciare la moglie e i figli dell’imprenditore agricolo in pensione. «Sono stato soccorritore volontario per vent’anni - termina - ho continuato a lungo a fargli il massaggio cardiaco, ma non ce l’ha fatta». Troppo gravi le ferite e i traumi interni.

Daniela, la figlia di Gennai, trattiene il dolore e ricorda che Zucchero, questo il nome dell’animale che ha ucciso suo padre, «era strano, non avevano un buon rapporto». Le lacrime scendono abbondanti sui volti delle decine di persone intervenute per stare vicine alla famiglia. Un nucleo, quello del 66enne, molto conosciuto e stimato in tutta Riparbella e nelle zone circostanti.

Gennai, dopo aver lavorato una vita nella sua azienda agricola, la cui gestione è passata al figlio Mauro, si dedicava comunque alla campagna. Andava a caccia e continuava a curare le mucche e Zucchero, il toro che lo ha aggredito e ucciso in maniera brutale.

Senza parole anche il sindaco di Riparbella, Salvatore Neri, che a nome della comunità ha espresso le condoglianze «verso una delle famiglie storiche del paese per un lutto improvviso e tragico. Una disgrazia che fa male a tutto il paese, i cittadini sono tutti vicini ai familiari».

A.C.