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Tappa a San Vincenzo per Paul, 28 anni, nel suo itinerario a piedi Due anni per completare il percorso di oltre 7.000 chilometri  

Cammina contro corrente dalla Francia al Camerun per ritrovare le sue radici

la storiaCammino, incontro persone, ricordo Dio. Dal 19 marzo nelle giornate di Paul, 28 anni, c’è questo. Ha deciso di far ricominciare la sua storia. Quel giorno si è lasciato la sua vecchia vita...

la storia

Cammino, incontro persone, ricordo Dio. Dal 19 marzo nelle giornate di Paul, 28 anni, c’è questo. Ha deciso di far ricominciare la sua storia. Quel giorno si è lasciato la sua vecchia vita alle spalle. Un saio per vestito. Scarponi ai piedi. Uno zaino. Dentro un atlante. E un desiderio incontenibile di rigenerarsi avanzando fiducioso verso il luogo dove tutto ha avuto inizio. Un passo alla volta. Entro due anni arriverà a Edea. «La città del Camerun dove sono nato», dice.

Nato in Africa, cresciuto dall’età di 12 anni in una famiglia adottiva in Francia. Ha chiuso con il suo lavoro in un ristorante di Braiton, in Inghilterra. È passato dai suoi genitori a Poiteirs, una cittadina della Francia centrale, per salutarli. E da lì si è messo in strada. Il Tirreno lo incontra seduto su una panchina a San Vincenzo, tra il vociare di turisti che passeggiano. Paul racconta del suo viaggio: «7.000 chilometri in linea retta». Sorride a chi o guarda incuriosito.

Non tutte le verità si affidano al senso comune. E quella di Paul, per sua richiesta viene omesso il cognome, è di quelle che spiazzano. Il suo è un itinerario al contrario, su rotte che in parte ricalcano quelle delle tragiche migrazioni dall’Africa. Compreso la traversata del deserto, a cui guarda senza alcuna paura. «Sarà come i 40 giorni nel deserto di Cristo. Sconfiggerò il mio demonio e libererò la mia anima da ciò che la offusca». Tra le ragioni c’è anche dell’altro. Anni difficili e turbolenti che ha deciso di lasciarsi alle spalle. Solo una strada è quella giusta per lui. Ma è servito che fossero i suoi passi a condurcelo. «Voglio ringraziare della fortuna che ho avuto nella mia vita».

Si è spogliato di tutto. Niente cellulare. Niente orologio. Ha solo il passaporto e quel che serve per muoversi nei diversi Paesi. A guidarlo è una fiducia quasi cieca. A ispirarlo i suoi studi di teologia. Paul racchiude il tutto in una parola: «Speranza». E che sia così viene da crederlo. Ha un bastone a forma di croce. Ma la misura si ha quando dallo zaino tira fuori un atlante geografico. Le carte hanno una scala tale da renderle distanti dalla realtà osservata. Non ci trovi intere località. Non hai neppure la dimensione delle difficoltà lungo i percorsi. Eppure, con un dito traccia la sua rotta. Paul è concentrato sul presente.

«Cammino dai 20 ai 40 chilometri al giorno, dipende dal tempo e da quanto ho male ai piedi. Leggere, meditare e marciare. E per adesso ho ancora l’abitudine di fumare». Dal suo zaino escono una bibbia e il corano. «Quando mi sento abbacchiato o troppo

euforico mi fermo e inizio a pregare». Un pellegrino, ma su rotte nuove. «Quando arriverò nella mia città d’origine proverò a rintracciare i miei parenti, giusto per dire loro: “Hello”, e poi ripartire». Tornerà a casa. «Sarò un uomo nuovo», dice. —

MANOLO MORANDINI

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