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Balneazione, nel Renaione Arpat rileva scarichi fognari

Ricostruito il calendario dei controlli a partire dalla segnalazione del 13 agosto Tolto il divieto di tuffi alla foce del fosso, il problema c’è in caso di forti piogge 

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Che succede alla foce del fosso Renaione? «Sulla base dei controlli effettuati emerge che in occasione di eventi meteorici che comportano uno scorrimento superficiale recapita a mare acque fortemente contaminate da reflui fognari e scarichi domestici». A chiarire che cosa è finito nel tratto di mare classificato come San Vincenzo Centro sud è l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Toscana (Arpat).

I tecnici dell’Arpat dal 13 agosto si sono visti più volte a prelevare campioni di acqua nella zona. Un campionamento in mare nel punto di balneazione denominato San Vincenzo Centro Sud (in corrispondenza della foce) e due ulteriori campionamenti a 50 metri nord e sud dal punto di controllo della balneazione. È di quel giorno la segnalazione di alcuni cittadini al Dipartimento Arpat di Piombino di un presunto inquinamento a causa dello scarico a mare del Renaione, che presentava una colorazione molto scura e maleodorante in seguito a piogge abbondanti.

Il 14 agosto tecnici dell’Agenzia hanno effettuato un’ispezione per verificare quanto segnalato. In particolare è stato effettuato un campionamento nel fosso, uno in mare nel punto di balneazione denominato San Vincenzo Centro Sud e due a 50 metri nord e sud dal punto di controllo della balneazione. «I risultati delle analisi di laboratorio hanno evidenziato contaminazioni batteriche in tutti i campioni prelevati», sentenziano dall’Agenzia regionale di protezione dell’ambiente.

La misura la danno i risultati. Nel fosso risultano 198.630 MPN/100 ml di escherichia coli rispetto a un valore limite di 500 MPN/100 ml mentre 81.640 MPN/100 ml di enterococchi intestinali a fronte di un limite di 200 MPN/100 ml. E nel punto San Vincenzo Centro Sud rispettivamente di 24.196 escherichia coli e addirittura un valore maggiore di enterococchi intestinali. «Evidentemente il fosso trasportava un’elevata carica batterica da contaminazione con reflui fognari». E così scatta il primo divieto di balneazione.

Nei campionamenti del 16 agosto, invece, estesi anche oltre i 50 metri dalla foce, non è stata rilevata alcuna contaminazione. Ma il fosso risultava in secca. Le analisi di laboratorio hanno una durata, stabilita dalla legge di 48 ore e solo quando il superamento dei parametri è già evidente a 24 ore dall’inizio delle analisi viene comunicato al sindaco del Comune competente per l’adozione dei provvedimenti a tutela della salute dei bagnanti. E così il 18 agosto il divieto è stato revocato.

Il 20 agosto, a seguito di una nuova segnalazione e di una specifica richiesta da parte della Capitaneria di porto di Piombino, sono stati eseguiti ulteriori campionamenti. I risultati hanno evidenziato nuovamente un inquinamento batterico «caratterizzato da valori superiori agli standard normativi, ma comunque inferiori rispetto all’episodio precedente. La contaminazione era prevalentemente diffusa verso le parti

periferiche dell’area di balneazione – affermano i tecnici –. Il fosso al momento del prelievo non presentava scorrimento superficiale e non si immetteva in mare». Il 21 agosto è scattato un nuovo divieto di balneazione. Poi revocato il 23 per il tratto San Vincenzo Centro sud. —

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