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Mancano camerieri e barman stagionali: a metà estate ancora tanti annunci a vuoto

Mancano camerieri e barman stagionali: a metà estate ancora tanti annunci a vuoto

Rosignano, i titolari dei locali lungo la costa parlano di paghe che arrivano a 1.300 euro, ma risulta più semplice trovare personale per la cucina

CASTIGLIONCELLO. Cercansi disperatamente camerieri e barman. Gli annunci fioccano su internet e appesi alle vetrine dei locali. Perché, a detta degli operatori turistici della zona, il 2018 è l’anno in cui meno persone si sono proposte per chiedere un posto di lavoro. E, soprattutto, anche quelli che sono stati messi alla prova dietro al bancone o ai tavoli in sala spesso se ne sono andati dopo pochi giorni. In qualche caso senza neppure avvertire il datore di lavoro.

«Da tempo – spiega Vincenzo Lipari, titolare della Station Gallery a Castiglioncello – cerco un barman a tempo indeterminato. Si sono presentate soltanto tre persone, c’è chi non ha la minima esperienza e chi storce il naso perché si deve lavorare la sera. Eppure è previsto un contratto di 36 ore settimanali, per circa 1250 euro mensili». Una carenza di personale che, nonostante l’estate sia ormai nel pieno, continua a creare problemi agli operatori del settore turistico.

«A metà stagione – spiega Mattia Salvadori dei Bagni Salvadori – un dipendente si è fatto male e un altro ha cambiato lavoro. Per trovare un cameriere e un barista abbiamo avuto difficoltà, eppure il contratto prevede 8 ore al giorno per sette giorni a luglio e agosto, e un compenso di circa 1.300 euro al mese». Una situazione che secondo Salvadori è anche legata a una mancata evoluzione del turismo locale. «L’errore è anche di noi operatori commerciali – dice ancora Salvadori -, una località turistica non può permettersi di chiudere a lungo d’inverno». La pensa così anche Niccolò Vestrini, titolare del Cardellino. Anche per lui quest’anno non è stato semplice trovare giovani da assumere in estate. «Destagionalizzare è fondamentale anche per creare occupazione di qualità – dice - La stagione breve non dà tempo per professionalizzare i dipendenti, che vedono il lavoro estivo come un ripiego. Inoltre, in ogni lavoro occorre mettere un briciolo di passione e voglia di imparare».

Non sembra andare meglio nelle strutture alberghiere. «Quest’anno per trovare una seconda cameriera - dice Marco Monti, dell’hotel Miramare - ho messo anche un annuncio su Fb. Ho cercato per un mese e mezzo, si sono presentati in 3 e se ne sono andati». Laura Marzani, titolare del Casale del Mare, sottolinea la necessità di fare un distinguo a seconda delle professionalità stagionali. «I giovani che vogliono lavorare in cucina – spiega - hanno una motivazione maggiore, perché hanno spesso l’idea che quella possa diventare la loro professione e quindi pensano anche alla carriera. Il mestiere del cameriere invece è erroneamente visto come una situazione stagionale, quindi in pochi puntano a farne una professione, non sono disposti a imparare neppure le nozioni basilari in materia di vini». Marzani, infine propone che gli stage professionalizzanti della scuola alberghiera in locali e hotel vengano organizzati in estate. «Lo stage viene fatto – conclude – ad aprile e maggio, quando la stagione deve partire. È chiaro che se queste stesse persone vanno a lavorare in estate piena non sono abituate e si spaventano. Così la scuola non forma a quella che poi è la reale professione».

Una carenza di personale stagionale che spiega di aver

notato anche l’assessore al turismo e commercio Licia Montagnani: «È una criticità che voglio inserire, a settembre, al tavolo dell’Otd (Osservatorio turistico di destinazione) e credo che l’elemento più importante sia la formazione. Si fa buon turismo con una formazione adeguata».

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