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Processo a Udine per la gara d’appalto del nuovo data center dell’ospedale  

Turbativa d’asta Assolto imprenditore di Santa Luce

UDINE. La gara d’appalto per la realizzazione del nuovo data center dell’allora Azienda ospedaliero-universitaria di Udine non fu del tutto trasparente. A certificarlo è la sentenza emessa dal...

UDINE. La gara d’appalto per la realizzazione del nuovo data center dell’allora Azienda ospedaliero-universitaria di Udine non fu del tutto trasparente. A certificarlo è la sentenza emessa dal giudice monocratico di Udine, Mauro Qualizza, al termine del processo per concorso in turbativa d’asta contestato a cinque imputati, tra dipendenti del “Santa Maria della Misericordia” e imprenditori. Due le condanne inflitte, entrambe quantificate in 1 anno e 4 mesi di reclusione, con concessione del doppio beneficio della sospensione condizionale e della non menzione: a Franco Qualizza, 55 anni, di Nimis, chiamato a rispondere in qualità di dipendente della “Vem Sistema”, la spa che nel 2012 si aggiudicò la fornitura e l’installazione del “cervellone” dell’ospedale per un importo complessivo di 389.015 euro, e a Piero Pascolo, 58, di Udine, direttore della struttura “Tecnologia dell’informazione e della comunicazione” dell’Azienda sanitaria universitaria integrata. Il pm Lucia Terzariol aveva proposto per entrambi 7 mesi. L’inchiesta era stata condotta dai carabinieri del Nas, sotto il coordinamento dell’allora procuratore aggiunto Raffaele Tito.

Assolti, invece, il responsabile della posizione organizzativa “Comunication tecnology” della medesima Soc, Alessandro Gigante, 54 anni, di Codroipo, il legale rappresentante della Vem Sistemi, Maurizio Camurani, 58, di Cesena (l’unico accusato anche di falsità ideologica), e il legale rappresentante di “Schneider Eletric Italia srl”, Fabrizio Landini, 52, di Santa Luce (Pisa). Per tutti (difesi dall’avvocato Maria Cristina Munich), così come per gli stessi Qualizza e Pascolo, è caduta anche la seconda ipotesi di turbativa d’asta (da cui era rimasto estraneo Gigante), relativa a un presunto scambio di favori tra la Vem, aggiudicataria della manutenzione del vecchio data center, e la Schneider, che lo aveva realizzato e avrebbe poi effettuato i lavori appaltati.

Lette le motivazioni, le difese impugneranno la sentenza in Appello. «Manca la prova di un’ipotetica collusione – ha detto Federica Tosel, avvocato di Qualizza –. La gara è stata gestita a norma e a testimoniarlo è la memoria amministrativa depositata in dibattimento. Qualizza è stato punito per avere svolto bene il proprio lavoro». Ha escluso «qualsiasi contatto diretto»

anche Tiziana Odorico, difensore di Pascolo. «La sua struttura si è limitata a raccogliere i componenti per l’attrezzaggio del data center e chiedere la fattibilità alla soc Grandi opere. La gara non è stata condotta da lui, ma da un altro dirigente». —

LUANA DE FRANCISCO.

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