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Balneazione, tre divieti preventivi

A 24 ore le analisi Arpat confermano la presenza di liquami in mare

SAN VINCENZO. Non è bastato il fine settimana senza tuffi. A confermare il divieto sono le analisi Arpat. La comunicazione al Comune di San Vincenzo è del 17 giugno. E di fatto rafforza l’ordinanza firmata dal sindaco Alessandro Bandini il 15 giugno. Un divieto preventivo di balneazione che colpisce uno spicchio importante di litorale: dalla foce del Renaione a quella del fosso delle Prigioni, fino al fosso Botro ai Marmi. La causa? La presenza di tracce di liquami finiti in mare il 13 giugno.

Riavvolgiamo il nastro. Il 14 giugno il Comune riceve la comunicazione dal gestore del servizio idrico integrato Asa Spa che “a seguito del forte temporale che si è abbattuto sulla zona e dei forti sbalzi di tensione, nel primo pomeriggio del 13 giugno a partire dalle ore 14, 30 è stato attivato il bypass in scarico al Botro ai Marmi a causa dell’eccezionalità dell’evento e dei forti sbalzi di tensione che ne sono conseguiti con interessamento anche dei sistemi di sollevamento presenti presso il fosso Prigioni e il fosso Renaione”, si legge nell’ordinanza 15 del 15 giugno. Temporale e sbalzi di tensione mandano in tilt le fognature di San Vincenzo. I liquami per ammissione di Asa finiscono anche in mare. È il 13 giugno. L’accaduto viene comunicato il giorno successivo e serve un altro giorno per l’ordinanza di divieto di balneazione

preventivo. Siamo al 15 giugno. Il giorno successivo i tecnici Arpat eseguono i prelievi. A 24 ore dall’avvio delle analisi in laboratorio, che per legge richiedono 48 ore, i valori di enterococchi intestinali ed escherichia coli sono già oltre i limiti di legge. (m.m.)

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