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Sarah Schinasi dirige Turandot

Sarah Schinasi dirige Turandot

La regista lirica cecinese debutta stasera nel teatro Galdos di Las Palmas alle Canarie

CECINA. Il 2018 è cominciato con due prestigiose regie liriche per Sarah Schinasi. E non c’è due senza tre. Originaria di Cecina, la regista vive tra Madrid, sua città adottiva da 14 anni, Israele e New York, con brevi soste a Nizza e Casino di Terra, sulle colline di Guardistallo, i “luoghi familiari”, dove risiedono i genitori. Il padre, Daniel Schinasi, è il pittore fondatore del neofuturismo. Daniel appartiene a una famiglia ebraica sefardita livornese, mentre la mamma è una insegnante cecinese. Sarah ha firmato a Trieste, nel febbraio scorso, “La Fille du Régiment”, di Donizetti, direttore d’orchestra Simon Krečič. Quindi è volata a Tel Aviv per dirigere il “Don Carlo” di Verdi con Daniel Oren, in cartellone per tutto il mese di marzo al “The Israeli Opera” nella capitale israeliana. A fine aprile al via le prove alle Canarie. E stasera, 12 giugno, firmerà la regia nella prima di “Turandot” al teatro Galdos di Las Palmas.

Sarah Schinasi è diventata famosa per aver brevettato un nuovo metodo di recitazione per cantanti ideato con Milca Leon, già sua insegnante a Londra e adesso docente ad Haifa. Il metodo si chiama "Into the lion's mouth", nella bocca del leone, perché indica il boccascena del teatro, bestia nera dei cantanti lirici.

Lo spettacolo della celebre opera incompiuta di Puccini chiude la stagione operistica delle Canarie, nella capitale Las Palmas, in scena da stasera al teatro Perez Galdos.

Sabato prossimo, 16 giugno, in onore della festa delle Canarie, sarà organizzata una proiezione su grande schermo di Turandot, nella piazza principale in diretta dal teatro.

Un altro tassello importante per la sua carriera.
«Sono molto felice. Lo spettacolo inizia con la voce del grande baritono lucchese Massimo Cavalletti, che mi ha fatto veramente l’onore di partecipare come voce narrante dell’azione con cui apro la scena, dove sono presenti sia Puccini che Simoni, uno dei due librettisti. Ricostruisco un evento veramente accaduto alla stazione di Milano dopo un pranzo in cui Simoni, Adami e Puccini decidono di fare la Turandot e Simoni rincorre alla stazione di Milano Puccini con la novella di Turandot di Gozzi. Io ho voluto ricostruire questo evento».

Nella conferenza stampa di presentazione dell’opera lei e Oscar Munoz, presidente dell’Aco, Opera delle Canarie, avete dichiarato che questa Turandot è fedele a Puccini. È come dovrebbe essere. Cosa significa?
«Tutta la visione dell’opera rimane fedele sia alle fonti che a Puccini, a partire dal prologo con il retroscena della stazione. Ha comunque una mia visione molto femminile di Turandot, principessa guerriera (come dicono le fonti storiche sul personaggio) e abile sia nell’arte della guerra che in quella del controllo della mente, che danno così il risultato della sua memorabile “freddezza”. Ma nella mia Turandot tutte le sfaccettature di una vera personalità complessa e ricca si succedono fino a trasformare questa donna indomita in un’innamorata del principe Calaf».

Può contare su un cast di primordine.
«Sì. I due protagonisti sono Rudy Park, tenore coreano, di una presenza scenica importantissima, e Rebeka Lokar, soprano sloveno eccellente sia in voce che in recitazione. Davinia Rodríguez è Liù e Alejandro López Timur. Nel cast anche Manel Esteve, Moises Marin, Manuel Garcia, Yauci Yanes ministri della Principessa brillantissimi. Dirige il collega spagnolo, maestro Miguel Perez Sierra. Tutto si gioca in una scena molto minimalista

con i bellissimi costumi di Claudio Martin. La recitazione è composta sia da esercizi di Laban Bartenieff, sulla ricerca del movimento che su una costruzione drammaturgica legata alla parola e al mio stile di regia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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