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Tenuta di Canneto qui lo spumante si fa col sangiovese

L’azienda ha aggiunto le bollicine, che debuttano al Vinitaly L’enologo Edoardo Borraccini: «Innovazione e tradizione»

CANNETO . Una collina adagiata tra la Val di Cecina e la Val di Cornia, nel comune di Monteverdi, attraversata dal torrente Sterza: “la Sterza” (al femminile) come qui chiamano affettuosamente l’affluente “della Cecina”. Il verde dei boschi e la macchia mediterranea, il rosso dell’argilla. Tra Castagneto, Bolgheri e le Colline metallifere, si trova la Tenuta di Canneto: 960 ettari di terreno di cui 30 coltivati a vigneto. Impianti recenti, le prime barbatelle sono datate 2003; la prima vinificazione e la cantina arrivano nel 2009. L’azienda ha mantenuto il nome originario, Tenuta di Canneto, antica proprietà dei marchesi Ginori che conteneva 18 poderi, poi passata ai marchesi Malaspina. Nell’81 la tenuta è stata acquistata da un industriale udinese, Mariano Pravisani, fondatore della Dinamite spa, che ha deciso di dedicarsi alla viticoltura. Una passione maturata in famiglia nel tempo, insieme alla figlia. Niente è stato lasciato al caso. Prima il terreno è stato analizzato dal professor Attilio Scienza, tra i massimi esperti di enologia e padre della zonazione di Bolgheri. E su questa base, dal 2003 al 2006, sono stati impiantati i vitigni: 28 ettari di rosso, a cabernet, sirah, petit verdot e sangiovese, e due ettari di bianco, a cabernet blanc. «I vigneti sono stati messi a dimora in 44 piccoli appezzamenti non contigui, per rendere al meglio la produzione in base alla composizione del terreno - spiega l’enologo Edoardo Borraccini, 32 anni, alla guida della cantina dal 2009 -. La coltivazione è naturale anche se l’azienda non ha la certificazione biologica, e la vendemmia viene fatta a mano da personale locale». L’azienda ha dieci dipendenti, di cui uno storico fattore Carlo Venturi (da 40 anni alla guida della tenuta), che raddoppiano durante la stagione della vendemmia.

La cantina si compone di una parte esterna con vasche termoregolate, il 30% della vinificazione avviene all’interno con vasche troncoconiche di legno e cemento.

La produzione attuale è di circa 70mila bottiglie, con la previsione di arrivare a 100mila. Si producono 4 vini rossi, un bianco e un rosato. A cui da quest’anno si aggiunge anche uno spumante metodo classico dosaggio zero Tenuta di Canneto, che debutterà al Vinitaly dal 15 al 18 aprile. L’azienda punta sui vitigni molti caratterizzati e il terroir, «che stanno dando ottimi risultati sul mercato», dice Alberto Rossi, direttore di vendita. Tre rossi sono vinificati in purezza: Pian di Contessa Igt Toscana merlot, Le Vizzate Igt Toscana sirah, Le Croci Igt Toscana sangiovese. Molto apprezzati sul mercato anche due blend: il Santa Barbara, Igt Toscana rosso (merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc, sirah e petit verdot) e il rosato Arzillo (cabernet sauvignon, sangiovese e sirah.)

Particolare e coraggiosa la scelta del bianco: il Lillatro garbato, un sangiovese in purezza vinificato in bianco, prodotto per la prima volta nel 2011. Il Santa Barbara e Le Vizzate hanno ottenuto premi e riconoscimenti sulle riviste specializzate: medaglia d’oro a Bruxelles per entrambe le etichette, medaglia d’argento per il Santa Barbara dal magazine inglese Decanter. Al Vinitaly il primo test di settore per l’ultima creatura del giovane enologo Borraccini: lo spumante Tenuta di Canneto. «Nel 2013 abbiamo deciso di spumantizzare

il sangiovese - racconta -: abbiamo scelto questo vitigno perché innovativo ma al tempo stesso tipico del nostro territorio». Lo spumante è un dosaggio zero prodotto in 1800 bottiglie, con sei mesi sui lieviti seguiti da 22 di affinamento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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