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Vino, La Regola spegne venti candeline
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Vino, La Regola spegne venti candeline

Nell’anniversario a Riparbella la famiglia Nuti guarda al futuro puntando su scambi culturali 

RIPARBELLA . Venti anni di vino a Riparbella. È l’anniversario celebrato dai fratelli Luca e Flavio Nuti, nella nuova cantina, la stessa dove hanno presentato un percorso di sviluppo non solo vitivinicolo ma anche culturale. Una crescita, quella durata vent’anni, che li ha stimolati a non fermarsi e a rinnovarsi. Dal 1998, la prima bottiglia della Regola, a base principale di sangiovese, alla svolta bordolese con il cabernet sauvignon, il cabernet franc, il merlot e poi l’aggiunta di petit verdot. Fino alle ultime annate, la 2015, in particolare, presentata in anteprima, con una nuova etichetta e una scelta in purezza.

Solo cabernet franc. L’azienda in questa evoluzione ha visto il passaggio di enologi come Giovanni Bailo, Luca D’attoma e oggi si è affrancata con Luca Rettondini, alla guida anche delle Macchiole di Bolgheri. Con la cantina d’autore, che si trova dove risiedeva un antico insediamento etrusco, al cui interno spicca la barricaia affrescata dall’artista Stefano Tonelli, La Regola si prefigge un importante obiettivo: diventare un’ambasciata territoriale, un luogo di incontro, di scambio culturale, sociale e soprattutto artistico, sempre aperta e vitale, in grado di generare stimoli, idee, eventi e occasioni per scoprire questa zona. «Volevamo uno spazio – raccontano i fratelli Nuti – non solo in grado di valorizzare al meglio la produzione vinicola, producendo vini naturali e biologici in una cantina ecosostenibile (che ha ricevuto un premio speciale Unesco), ma un punto di partenza per un progetto più ampio. Il paesaggio e la produzione devono convivere con armonia e la cantina è la porta aperta verso una dimensione, nella quale, uomo, natura ed arte diventano una cosa sola e riescono ad interagire con creatività». Interessante la riscoperta, nell’assaggio, delle prime bottiglie a maggior percentuale di sangiovese che manifestano una grande longevità, con acidità viva e freschezza. Dai primi del ‘900 la famiglia Nuti ha infatti curato e custodito una vigna di

sangiovese (dal quale oggi produce il Beloro), nella quale cresce un clone unico, espressione di una tipicità che ha il sapore di una storia antica e nel futuro l’idea è quella di potenziare lo sviluppo di questo vitigno, re in Toscana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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