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Niente laurea in legge, la sindaca Pd smascherata

Santa Luce, dagli anni ’90 falsifica il curriculum con il titolo accademico. Giamila Carli rimette il suo mandato politico ma non lascia la carica di sindaca

SANTA LUCE. Una sola falsa dichiarazione. Ma replicata per anni. Ad ogni nuovo incarico pubblico. Nero su bianco, tutte le volte Giamila Carli, attuale sindaca di Santa Luce, arricchisce il suo curriculum vitae di un titolo accademico mai conseguito. “Laurea in Giurisprudenza”, si legge. Senza alcuna indicazione dell’anno in cui avrebbe indossato la corona di alloro e dell’università frequentata. Dagli anni Novanta per tutti è una dottoressa in Legge. Quel falso titolo di studio lo si trova nella sezione dedicata alla trasparenza del Comune di Santa Luce come in quella della Provincia di Pisa, dove siede nell’assemblea dei sindaci.

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Ha una laurea in Giurisprudenza? «Sì». Dove l’ha conseguita? «A Pisa». È il 12 febbraio. Carli alle nostre domande tiene il punto. Ma qualcosa in quella circostanza si è rotto. E lei lo sa. A distanza di dodici giorni la verità è un’altra. C’è un documento dell’Università di Pisa che squarcia il velo: “Agli atti di questa segreteria non risulta essersi laureata presso questo ateneo”. Alla nostra nuova telefonata la sindaca si fa trovare preparata. «Sì è vero non sono laureata, ma è una storia lunga e complessa – dice Carli –. Non sono riuscita a dire ai miei genitori che non ce la facevo più ad andare avanti. Ho una lettera aperta, tanto sapevo che questa storia sarebbe uscita. Storia che non cambia niente della mia vita politica. Io sono quella che sono».

Temperamento forte, carattere deciso. Eppure non ce l’ha fatta, sul titolo di laurea non ha resistito. Una sola mossa sbagliata nei primi anni Novanta. Scelta incautamente. E mai un ripensamento. La bugia è già in piedi all’epoca del suo primo mandato da sindaca di Santa Luce, dal 1993 al 2001. E continuerà a rinnovarsi quando si troverà a sedere nel consiglio di amministrazione di Asatrade Srl, in rappresentanza della Bassa Val di Cecina e della Colline pisane. Come nelle vesti di presidente del Cda dell’Azienda farmaceutica cecinese Srl. E a seguire nei ruoli di assessore all’Urbanistica e di vicesindaco del Comune di Cecina.

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Il caso va oltre la semplice bugia. Il decreto legislativo 33 del 2013 sulla trasparenza della funzione legislativa prevede tra gli obblighi di informazione di un amministratore pubblico quello di pubblicare la sue situazione patrimoniale e reddituale e il curriculum. Peccato che oggi come ieri nessun ente si sia mai fatto carico di verificare la veridicità di quanto dichiarato. «Non ho mai utilizzato quel titolo per scopi personali e non l’ho mai ostentato», dice Giamila Carli. Perché perseverare nello scriverlo ogni volta a distanza di molti anni nel curriculum? «Ormai ero prigioniera di questa cosa. Come facevo a non scriverlo? ». Magari a un certo punti poteva metterlo da parte quel falso titolo e non dichiararlo più. «Io non ce l’ho fatta e questo è stato il mio limite».

La sindaca Carli costretta a venire allo scoperto dichiara pubbliche scuse. Da una parte rimette il suo mandato politico nelle mani del segretario provinciale del Pd Massimiliano Sonetti «per evitare facili strumentalizzazioni», dice. Ma dall’altra resta al suo posto. «Intendo restare al mio posto di sindaco eletto, responsabilmente, perché quell’errore non cancella la mia lunga storia politica fatta di impegno, credibilità, capacità amministrativa ed organizzativa, lealtà e servizio».
 

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