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Aumentano i senzatetto sul territorio, a salvarli sono i volontari
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Aumentano i senzatetto sul territorio, a salvarli sono i volontari

La rete delle associazioni dà un sostegno in assenza di strutture d’accoglienza. Sono 20 i casi in zona: per l’inverno firmata una convenzione con un hotel 

CECINA. Sono per lo più italiani, arrivati su questi marciapiedi chissà da dove. Alcuni fanno fatica a ricostruire con precisione la propria storia, mentre altri raccontano un declino fatto di sventure e decisioni sbagliate. Sono una ventina in tutto quelli stazionari: dieci a Cecina e altrettanti a Rosignano, anche se è molto difficile fissare un numero preciso. Sul territorio non ci sono strutture d’accoglienza e l’unico modo per stilare una sorta di censimento sono gli accessi alla casa di accoglienza, dove ogni giorno (o quasi) vengono offerti pasti caldi e abiti puliti. E dai numeri messi insieme da parrocchie e associazioni, salta fuori che i senzatetto nella Bassa Val di Cecina sono in aumento.

Molti di loro sono quotidianamente sotto gli occhi di tutto, stesi con le loro coperte e i loro zaini carichi nelle stanze e i sottopassaggi delle stazioni. Cecina, Rosignano Solvay, Castiglioncello, Vada: in tutte queste stazioni c’è almeno una persona che si arrangia un dormitorio. «Purtroppo non possiamo fare molto per queste persone, ma ci diamo da fare», spiega don Marco Fabbri, alla guida della parrocchia del Duomo, a cui fa riferimento anche la Caritas cecinese. E quel che fanno i volontari cattolici e non è poco. La casa di accoglienza è un punto di riferimento da ormai trent’anni, dove clochard italiani e non si recano ogni giorno per avere un pasto caldo, vestiti puliti e magari per farsi una doccia. Minestra calda viene offerta anche al banco alimentare gestito dalla Pubblica Assistenza, dove ogni martedì viene fatta la spesa settimanale. Realtà simili, a carico della Caritas e della Misericordia, sono presenti anche nel rosignanese. Una rete di aiuti basata sulle donazioni. «Per la casa di accoglienza parliamo di circa otto-dieci accessi giornalieri, ma non è semplice fare un punto preciso su quante siano queste situazioni di disagio - continua don Marco - perché non essendoci strutture molti di loro sono in costante movimento».

Da quando la struttura Il Sorriso, tra Vada e Rosignano, ha chiuso i battenti sul territorio non ci sono strutture d’accoglienza gestite dal pubblico, così molti senzatetto che di giorno bazzicano queste strade, la sera salgono su uno dei tanti treni che arriva a Livorno, dove invece trovano una branda e una coperta, per poi fare ritorno la mattina successiva. Non tutti però scelgono questa strada e alcuni rimangono in città e dintorni, arrangiandosi come possono. Una scelta che è un rischio, specialmente in questo periodo, quando il freddo può raggiungere vette pericolose. Basta pensare ai giorni che hanno anticipato il Natale, quando il termometro è sceso sotto lo zero. Ma anche in questi casi, c’è la solidarietà delle associazioni a dar loro una mano. «Come parrocchia abbiamo una convenzione con un albergo della zona, che permette a queste persone di poter dormire in una stanza durante le notti più rigide - spiega don Marco - Alcune sere sono andato in giro in auto e come ho visto uno di loro su una panchina l’ho
fatto salire e portato nell’albergo». Ma c’è chi non vuol proprio andare in hotel. «Nelle notti in cui il freddo è più intenso - conclude il parroco - ci sono volontari con del brodo caldo». Perché il cuore, a volte, può scaldare quanto un tetto.

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