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Bagni Italia, l'inchiesta si allarga: 8 indagati

Abuso edilizio e falso, coinvolti anche tre dipendenti comunali

Otto indagati per la ristrutturazione dei bagni Italia, lo stabilimento balneare sulla baia del Quercetano, che dallo scorso giugno risulta nuovamente sotto sequestro. Ennesimo colpo di scena nella vicenda. Risulta infatti che siano iscritte nel registro degli indagati otto persone: si tratta del proprietario del bagno, Mark Lombardo, del direttore dei lavori architetto Claudio Bianchini, del direttore del cantiere Fausto Venturi, di Walter Bartoletti e Carlo Papanti, anche loro tecnici del cantiere. Non solo, risultano indagati anche tre dipendenti comunali, la dirigente del settore servizi alla persona e all’impresa Angela Casucci, il responsabile del servizio edilizia privata Simone Simoncini e il responsabile del servizio operativo permessi a costruire Andrea Marsili.
Il reato contestato a Lombardo e ai tecnici che seguono il cantiere dello stabilimento balneare è di abuso edilizio, mentre per la dirigente e i responsabili del Comune l’accusa è di falso in atto pubblico (articoli 479 e 481 del codice penale), e concorso per abuso edilizio. Una vicenda legale infinita quella che coinvolge il cantiere dello storico bagno sulla baia, la cui ristrutturazione, che include la realizzazione di un ascensore per collegare la spiaggia con la soprastante via del Quercetano (così da azzerare il dislivello di 25 metri sulla scogliera), è stata avviata nel febbraio 2016.

Il cantiere al Quercetano coinvolto...
Il cantiere al Quercetano coinvolto nell'inchiesta

Le accuse. Ad occuparsi del caso è il procuratore capo della Procura della Repubblica, Ettore Squillace Greco. A Lombardo, Bianchini e Venturi viene contestato il reato di abuso edilizio: resta infatti da accertare se la ristrutturazione dello stabilimento sia stata portata avanti secondo le norme vigenti e le autorizzazioni ottenute. Per quanto riguarda la dirigente e i due responsabili comunali, come detto l’accusa è di falso in atto pubblico (reato contestato per quanto riguarda la documentazione relativa alla riqualificazione dello stabilimento balneare) e concorso in abuso edilizio.
Il primo sequestro. Il primo sequestro del cantiere, portato avanti dalle sezioni di Polizia giudiziaria della Guardia di finanza e della Polizia municipale, risale al 17 giugno dello scorso anno. Ed era collegato ad un esposto dei confinanti della struttura balneare. All’inizio di luglio 2016 il Gip non confermò il sequestro disposto a metà giugno dalla Procura di Livorno e i lavori furono ripresi. Chiaro che allora non è risultato possibile ultimare i lavori progettati.
La sanatoria. Dopo l’esposto il proprietario presentò al Comune una sanatoria al progetto per alcuni lavori eseguiti in corso d'opera e difformi rispetto al progetto iniziale. A fine luglio 2016 l’ok dell’amministrazione alla sanatoria e poi a ottobre, al termine della stagione balneare, la ripresa dei lavori.
Il secondo sequestro. Prima che i lavori per l’ascensore entrassero nel vivo c’è stato il secondo sequestro, lo scorso 17 marzo, che ha nuovamente bloccato l’attività del cantiere. E la notizia dell’indagine riguardante Lombardo, Bianchini, Venturi e la dirigente comunale Casucci. Il 9 maggio 2017 la notizia del nuovo dissequestro, dopo che il Gip non aveva ravvisato i reati contestati nell’istanza di sequestro.
Il terzo sequestro. Il 15 giugno scorso, nuovo colpo di scena. Sulle strutture dello stabilimento, quelle già praticamente ultimate, compare una informativa della Procura “Bene sottoposto a sequestro giudiziario disposto dal Tribunale di Livorno il 16/06/2017”, dopo che il pm che segue il caso - come detto si tratta dello stesso Procuratore capo - si è opposto all’ordinanza di dissequestro del Gip. Da allora lavori bloccati e stagione estiva
L’indagine si allarga. Il nuovo sequestro è stato seguito da un allargamento dell’indagine, che coinvolge appunto Lombardo e il suo staff di cantiere, oltre ai tre dipendenti comunale.
 

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