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Rifiuti in pineta dopo il rave

Nella zona di Andalù al mattino trovato un cimitero di bottiglie e lattine. Chi frequenta quel polmone verde torna a chiedere maggiore sorveglianza

CECINA. «C’è una distesa di bottiglie e lattine sul letto di aghi di pino». Meno di ventiquattr’ore. Tanto è passato dai controlli della polizia municipale all’interno del tombolo sud di Marina di Cecina, zona Andalù. E dalla denuncia di due giovani sorpresi a campeggiare con tanto di braci ancora fumanti del fuoco che hanno acceso al piede di un pino secolare. La scena descritta da chi abitualmente vive quei luoghi portando a spasso il proprio cane dà la misura dell’impotenza si compone di rifiuti a terra, zone maleodoranti e giovani segnati da una notte di bagordi con tanto di zaino sulle spalle. A imbattersi nel primo mattino del 10 luglio in quel che resta dell’ennesima festa proibita sono i frequentatori abituali di quell’area. Chi porta a spasso il cane, altri che corrono o passeggiano. E tutti rientrano sui loro passi con la conferma di essersi imbattuti in una sorta di coda finale di un rave party.

Qui Andalù, cuore del tombolo a sud di Marina di Cecina e da sempre una delle mete predilette dei campeggiatori abusivi. Ma sempre più spesso non si tratta di dormire dove non si può. Di piantare le tende e tirare avanti fino all’alba coltivando le sensazioni di una vacanza proibita. Si accendono pericolosamente dei fuochi, più spesso in spiaggia, altre dentro la pineta. Circolano alcol e droghe e soprattutto al mattino resta un cimitero di rifiuti, bottiglie e lattine ovunque, e zone rese maleodoranti per essere state trasformate in bagni a cielo aperto. «Deve sentire il cattivo odore», ripete più di una persona abituata ad attraversare la pineta a corsa. Altri sottolineano non solo i rifiuti ma anche le tracce di chi abusando del proprio fisico ha finito per cedere al vomito.



Qui con il buio è una terra di nessuno. Difficile da controllare. Estesa per chilometri. E il fuoco acceso dai due giovani la notte del 7 luglio ne dà la misura. Il metro del degrado non serve. Inutile anche misurare l’incoscienza di chi lo ha acceso. Il rischio che è stato corso la notte tra il 7 e l’8 luglio rimette sul tavolo l’importanza dei controlli. Altrimenti mandare in fumo un patrimonio di natura qual è quello che corre tra Marina di Cecina e Marina di Bibbona è un attimo. E gli esempi, in altre parti di Toscana non mancano. E poi qui c’è già il mare a insidiare la pineta. L’erosione si sta portando via le dune, scalza ai piedi i pini e li inghiotte. Non serve creare altri fattori di allarme.

Non ci sono imputati ma solo l’evidenza di una scarsità di mezzi per vigilare all’interno dei tomboli. Una realtà che ha una dimensione tale da richiedere progetto di intervento interforze. Impensabile altrimenti arginare fenomeni di questa portata.
 

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