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Stop ai prelievi, Solvay presenta ricorso 

Impugnata al Tribunale Superiore la delibera regionale che blocca nuovi pozzi industriali ai gorili della Steccaia

CECINA. Fumi di guerra, guerra per l’acqua. Teatro: la bassa val di Cecina, il letto del fiume, i gorili della Steccaia, l’acqua buona. La società Solvay, che sul Cecina preleva dai pozzi acqua per lo stabilimento di Rosignano, ha presentato ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche con il quale impugna la delibera della Regione Toscana n. 40/2017.
Un atto, quello regionale, che era stato salutato con entusiasmo dei sindaci della Bassa Val di Cecina perché di fatto sanciva lo stop agli emungimenti industriali alla Steccaia (blocco delle concessioni), l’apertura di nuovi pozzi idropotabili in grado di fornire 2.400.000 metri cubi l’anno di acqua buona e – per Cecina – un progressivo disuso dei pozzi contaminati (già chiusi alcuni inquinati da cromo esavalente, altri da trielina, altri funzionanti con filtri a carbone attivo). Oltre ad un serbatoio in vetro ed acciaio da 2.000 mc al Paratino.
Ma la partita dell’acqua, evidentemente, non è chiusa. Ed a riaprirla, il 3 di aprile, è stata proprio Solvay. Che ritiene illegittima la delibera della Regione e contesta anche lo studio (lo Stato della risorsa idrica in Val di Cecina) ed i calcoli sulle potenzialità di emungimento dal letto del fiume.


Ma andiamo con ordine. Cosa dice la delibera? Intanto la Regione Toscana intima all’Ait (Autorità Idrica Toscana) e all’Asa (ente gestore) di realizzare un piano i interventi per migliorare l’approvvigionamento idrico tra Rosignano e Bibbona. Ait elabora il piano e a febbraio, lo stesso, incassa l’ok dei sindaci (si astiene solo l’assessore delegato del Comune di Livorno Lemmetti). Si prevedono 9,2 milioni di investimenti. Quelli in cassa sarebbero, guarda un po’, proprio quelli di Solvay: i 4,6 milioni che la multinazionale aveva messa in campo per l’invaso di Puretta poi naufragato insieme al progetto Idro-S. Il resto dei finanziamenti – ci aveva raccontato l’assessore cecinese Federico Cartei – sarebbero sopraggiunti dalla Regione.


Solvay, che ha affidato il ricorso agli avvocati Stefano Grassi e Gianni Taddei del Foro di Firenze, si oppone alla delibera perchè la relazione “riduce drasticamente le captazioni a fini industriali” ed in particolare nella parte in cui si dice che “i competenti uffici regionali provvedono al rilascio di concessioni solo per finalità idropotabili nel campo pozzi Gorili-Steccaia”. Questo blocco – secondo Solvay – comporta una drastica limitazione della capacità produttiva dell’impianto. Per l’azienda guidata a Rosignano dall’ingegner Davide Papavero il provvedimento della Regione parametra la disponibilità di approvvigionamento idrico ai livelli misurati nel solo anno solare 2011 anzichè nell’anno idrogeologico (30 anni). La relazione, inoltre, non considererebbe le captazioni di altre imprese sul fiume e quelle di natura agricola. Inoltre, tra le contestazioni mosse, il fatto che nel programma di interventi di Ait si dovranno sviluppare “derivazioni per un totale di 3 milioni di mc l’anno per fini idropotabili compatibilmente con le misure di tutela stabilite dalla Regione con riferimento ai Gorili-Steccaia”. Solvay contesta che la risorsa idrica sia pari a 3 milioni,

ma ritiene che risulterebbero disponibili risorse per 7,8 milioni di mc l’anno (e cita uno studio condotto dai geologi Rossi e Squarci). Ma soprattutto ritiene che queste misure possano mettere a rischio le capacità produttive della fabbrica. Insomma. Siamo all’ennesimo braccio di ferro.

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