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La banca di Castagneto sceglie il gruppo trentino di Cassa Centrale 

Il consiglio d’amministrazione ha deliberato e sottoporrà la decisione all’assemblea dei soci. Il direttore Fabrizio Mannari: «Una scelta che permetterà alle banche virtuose di crescere ancora»

CASTAGNETO. La Banca di credito cooperativo di Castagneto Carducci ha deciso, scegliendo di aderire al gruppo di Cassa centrale banca. La scelta è stata deliberata dal consiglio d’amministrazione il 12 aprile, e sarà sottoposta all’assemblea dei soci convocata per il 13 maggio.
Le opzioni erano due: o il gruppo bancario cooperativo promosso dalla trentina Cassa centrale banca o la holding promossa da Iccrea.

Il direttore generale della BCC di...
Il direttore generale della BCC di Castagneto, Fabrizio Mannari


Il direttore generale della Castagneto, Fabrizio Mannari, spiega i motivi della decisione del Cda. «Abbiamo ritenuto all’unanimità che il progetto di Cassa centrale banca - dice - sia quello in grado di dare continuità al nostro modo di fare banca, nell’ambito del nuovo scenario che obbliga tutte le Bcc ad aderire a un gruppo bancario cooperativo. Negli incontri che abbiamo avuto con i vertici del gruppo e nel corso della convention tenuta da Cassa centrale lo scorso 31 marzo a Milano, abbiamo capito perfettamente che il gruppo che sta nascendo, oltre ad essere solido patrimonialmente e all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, è una realtà fatta di uomini che stanno mettendo tutto il loro impegno e la loro professionalità in questo progetto».
Del resto, la Bcc di Castagneto è stata la prima banca toscana ad aderire all’iniziativa promossa da Cassa centrale dando una preadesione, anche se non vincolante, nell’ottobre del 2016.


Una scelta importante per il futuro della banca di Castagneto, alla luce della riforma del credito cooperativo che impone una riorganizzazione del sistema bancario con la creazione di holding, o in alternativa la fuoriuscita dal credito cooperativo, il cosiddetto “way out”. Una strada, quest’ultima, intrapresa dalla Banca di Cambiano, la prima in Italia a diventare spa.
Diversa la scelta della Bcc di Castagneto, una scelta di difesa identitaria. Lo sottolinea Mannari. «Noi rimarremo sempre una banca legata al territorio, alla nostra comunità - dice - che è la nostra storia ultracentenaria e la nostra forza. Quasi 2500 soci e la crescita degli impieghi che testimonia il sostegno creditizio che assicuriamo al territorio, a fronte di un sistema bancario che arretra complessivamente del 2% in provincia di Livorno e del 3% in provincia di Grosseto. La scelta di aderire al progetto trentino – continua il direttore della Bcc - permetterà alle banche virtuose come la nostra di continuare nel percorso di crescita, con nuove e maggiori prospettive rispetto al passato. Con le nostre 22 filiali, una di prossima apertura a Grosseto, e 125 persone in organico, non abbiamo esuberi, anzi siamo sottodimensionati. Nei prossimi tre anni prevediamo nuove aperture e assunzioni a tutti i livelli, puntanto soprattutto sull’innovazione tecnologica». Mannari aggiunge che «la crescita è sempre avvenuta attraverso una graduale e continua espansione delle masse amministrate e non attraverso fusioni o incorporazioni. Ci tengo inoltre a precisare che la banca è sempre stata gestita in maniera sana e prudente».

I dati parlano chiaro. «L’utile dell’esercizio 2016 supera i 4,5 milioni, una delle poche eccezioni in un panorama bancario regionale che vedrà molte banche toscane chiudere l’anno in perdita, evento ad oggi mai verificatosi finora per la Bcc di Castagneto nei suoi 107 anni di storia».
La banca chiude il 2016 con una crescita del 10%, impieghi a clientela in aumento di oltre 50 milioni e la raccolta diretta di oltre il 70.
Ma come si collocherà la Castagneto all’interno del nuovo super gruppo? «Manterremo sicuramente la nostra autonomia, ripeto – assicura Mannari - all’interno di un coordinamento più ampio. Del resto non abbiamo mai neppure voluto cambiare il nome alla nostra banca, nonostante la diffusione su tutta l’area costiera e le previsioni di nuove aperture. Nel nuovo gruppo abbiamo già una decina di nostre persone inserite nei team di lavoro che partecipano alla creazione del progetto che nascerà tra la fine del 2018 e il 2019». Insomma ci saranno spazi e margini di manovra.
Mannari anticipa che lascerà la presidenza di Cabel, la società di servizi empolese in cui la Castagneto affianca la Cambiano, perché ormai le strade si sono divise, «anche se resta la collaborazione».
Ma esclude anche che la fusione lo possa portare via da Castagneto. «Io voglio bene a questo paese, dove sono nato e dove ho scelto di vivere, e alla sua banca - dice - dove lavoro da 30 anni». Una scommessa? Andare in pensione da dg della Castagneto.
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