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Sotto la sabbia c'è un cimitero di barche sepolte

Vada: Baldeschi, presidente del Circolo nautico sottolinea: «Riaffiorano con l’erosione»

VADA. A prima vista sembrerebbe una distesa di bagnanti. Una domenica estiva – fotografata dall'alto negli anni '80 – trascorsa alla Bucaccia. Sorprende scoprire poi come quelle numerose macchie colorate sulla spiaggia non siano ombrelloni ma centinaia di piccole barche da pesca. Alcune a vela. Una accanto all'altra. Spiaggiate di fronte a tantissime altre legate a “corpi morti” (blocchi di cemento con catene) depositati in acqua. Se ne contano a decine. E per decine di anni ci sono rimaste fino a quando un'ordinanza della Capitaneria di porto, nel 2003, le ha rimosse. Per oltre 40 anni i loro ormeggi venivano affittati in modo abusivo.

Cecina, un cimitero di barche sotto la sabbia alla Bucaccia I pescatori raccontano che fino a quarant’anni fa davanti alla spiaggia erano ormeggiate centinaia di barche. Dopo l’ordine di rimozione, alcune sono state tolte e altre si sono inabissate. Ecco che oggi dalle dune riemergono, con l’erosione, le carcasse di natanti (video Michele Falorni)


Una situazione che il presidente del Circolo nautico, Mario Baldeschi, non ha esitato a definire, allora come oggi, insostenibile. «Era diventata una vera e propria esagerazione – spiega – la Bucaccia era invasa da barche da diporto. Come del resto tutta la Marina di Vada per cui come circolo dal 1988 abbiamo tentato di organizzare, legalizzare e razionalizzare tutti gli ormeggi». Una decisione che in quegli anni portò alla” guerra degli ormeggi”. Da una parte il circolo nautico dall'altra i loro antagonisti, tanti abusivi. Nel mezzo interpellanze parlamentari, mozioni ed interpellanze anche in consiglio comunale. Manifestazioni e proteste. I locali del circolo nautico vennero dati alle fiamme.

Le barche dei pescatori del Circolo...
Le barche dei pescatori del Circolo nautico di Vada (foto Falorni/Silvi)


Lo stesso Mario Baldeschi, allora consigliere comunale socialista, venne aggredito e minacciato al termine di un consiglio durante il quale si discuteva del riassetto della Marina. Una questione, insomma che allora era diventata veramente spinosa. Arrivata fino all'attenzione del Parlamento. Risolta poi dalla Capitaneria che mise al tavolo tutti i protagonisti. E riuscì a far deporre le armi, arrivando ad un accordo grazie al quale tutti gli ormeggi nello specchio di mare davanti al paese (la zona contesa) venivano divisi, a seconda del numero dei soci, tra i pescatori ed i due circoli. Quello nautico e Forza 7. La Bucaccia, di conseguenza, iniziò a svuotarsi. «I nostri soci – sottolinea Andrea Bini, consigliere del Circolo nautico – portarono la barca da noi». Sulla spiaggia ne rimasero però ancora una cinquantina. «Quelle di coloro – aggiunge – che non volevano associarsi ma che vennero rimosse, nel 2003, dopo un'ordinanza della Capitaneria che fece piazza pulita». Che liberò, in pratica, la spiaggia dall'abusivismo.

Mario Baldeschi e Andrea Bini  (foto...
Mario Baldeschi e Andrea Bini (foto Falorni/Silvi)

«Fu allora che i diportisti sfrattati formarono un loro circolo, chiamato La Bucaccia, che rivendicava sia uno spazio sulla spiaggia che un pezzo d'acqua per le barche». Entrambi trovati poi lungo la Marina. Nel frattempo però, dopo lo sgombro, alla Buccaccia rimanevano in acqua i corpi morti. Sulla sabbia i pali dove venivano legati i barchini. Molto materiale venne abbandonato in battigia. Le barche sulle dune con il passare degli anni sono state sotterrate dalla rena. «Quello che abbiamo potuto lo abbiamo portato via noi - concludono - sia per bonificare il luogo che per riutilizzare ciò che era possibile. Ma di barche abbandonate, sulla spiaggia come su tutto il territorio, ce ne sono ancora tante. Con il tempo e con l'erosione molte riemergono». Fanno capolino tra le dune e sulla spiaggia come nel caso delle due carcasse segnalate nelle scorse settimane dal Tirreno, con un'apposita campagna.
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www.iltirreno.it

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