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As sul caso del Park Albatros «Distrutto anche l’ambiente»

SAN VINCENZO. Il Comitato per Campiglia, attraverso il suo presidente, l'architetto Alberto Primi, parla di quello che considera "il macroabuso" del Park Albatros all'indomani dell'incontro pubblico...

SAN VINCENZO. Il Comitato per Campiglia, attraverso il suo presidente, l'architetto Alberto Primi, parla di quello che considera "il macroabuso" del Park Albatros all'indomani dell'incontro pubblico sulla vicenda organizzato dalla lista civica Assemblea sanvincenzina (As) al Palazzo della cultura di San Vincenzo.

Secondo il Comitato, ciò che emerge dalla vicenda è «la macroscopica incapacità degli uffici comunali di controllare quanto viene loro sottoposto che i tecnici della proprietà - scrive il Comitato in una nota - si siano prestati a fornire al Comune documenti non veritieri con il consenso della proprietà che li ha firmati e presentati». Ma non basta: per il Comitato la vicenda metterebbe in luce anche «l'inutilità della polizia municipale, che in quattro e più anni non si è mai accorta dell'esistenza di 250 casette abusive, e ha reso chiaro a tutti il livello degli amministratori che dovrebbero garantire i cittadini sulla legittimità di quanto accade nel comune all'amministrazione del quale sono stati chiamati ed eletti, primo fra tutti il sindaco Bandini, già assessore all'urbanistica ai tempi in cui si consumava l'abuso». Per il Comitato i documenti sembrano incontrovertibili, «ma non contenti - dice Primi - della figura meschina fatta fino ad ora in tutta la vicenda, l'amministrazione ha pensato bene di continuare a raccontare fandonie o mezze verità. «Abbiamo saputo che il comune a seguito dell'emissione del verbale del sopralluogo effettuato al camping Park Albatros dagli uffici competenti lo scorso 13 ottobre, si è accertato l'adempimento all'ordinanza di demolizione e quindi al ripristino dello stato dei luoghi interessati all'abuso edilizio».

Per il Comitato «l'affermazione è inesatta e non corrispondente alla verità in quanto il ripristino dello stato dei luoghi avrebbe dovuto comportare l'eliminazione di tutte le viabilità realizzate, di tutte le canalizzazioni (luce, acqua, fognature) interrate e il ripristino di tutte le alberature abbattute per realizzare strade e reti di servizi.

Infatti l'abuso nasce sì dall'aver installato 250 casette, peraltro rimovibili, ma ancor più è costituito dall'aver modificato radicalmente lo stato di luoghi sottoposti a vincoli precisi il cui mancato rispetto configura un'attività abusiva in nessun modo sanabile».

Paolo Federighi

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