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Rosignano, madre s’incatena alla tomba del figlio

La madre di Francesco Profeti, morto sulla strada nel 2009: «Giustizia lumaca, ancora nessuna sentenza per un incidente di 3 anni prima»

ROSIGNANO. Lucia Parigi è incatenata alla ringhiera davanti al quel loculo di marmo chiaro in cui da oltre cinque anni è sistemato il corpo del suo primogenito. Francesco Profeti è morto in un incidente stradale nel gennaio del 2009. Una vicenda cui ha fatto seguito un percorso legale, terminato con la completa assoluzione degli ipotetici colpevoli. La giustizia che la mamma di Francesco chiede non è relativa all’incidente in cui il giovane, allora trentunenne, ha perso la vita. Mamma Lucia vuole che siano riconosciuti i diritti di suo figlio e della sua famiglia per un incidente precedente. «Nel 2006 - ricorda la donna - Francesco ebbe un piccolo incidente, nella zona di Pontedera, a causa del quale si fratturò la clavicola. Mentre era in vespa lo sorpassarono e lui cadde». La famiglia avviò le procedure legali, e «dopo due o tre anni ci hanno risarcito i danni materiali. Per quanto riguarda quelli fisici, al tempo ci fu detto che doveva essere fatta una valutazione scientifica, per una perizia». La visita fu fatta, ma da allora non c’è stata alcuna sentenza che abbia riconosciuto a Francesco e alla sua famiglia i danni fisici subiti dal ragazzo.

«Poi è morto tre anni dopo in un altro incidente - ripete Lucia - e il primo episodio è come se fosse passato in cavalleria. E questo non è giusto perché i diritti di mio figlio devono essere riconosciuti comunque». Questa madre-coraggio, tramite i suoi legali, ha chiesto più volte spiegazioni, senza riceverne. «L’udienza che avrebbe dovuto mettere la parola fine a questa vicenda - racconta la donna - è stata rinviata tre volte. E non capiamo perché. L’ultimo rinvio c’è stato giovedì18 settembre, quando avrebbe dovuto esserci l’udienza per la sentenza. Invece l’avvocato mi ha inviato una mail in cui si parlava di un ennesimo rinvio al 2015».

La donna non ha più sopportato e si è incatenata alla ringhiera sulla tomba del figlio. «Mi rendo conto che i tempi della giustizia siano lunghi - dice la donna -, ma credo anche che chi di dovere debba analizzare le situazioni che purtroppo non sono tutte uguali. Francesco da 5 anni non c’è più e la nostra famiglia puntualmente ogni anno rinnova questa tragica

situazione».

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