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I lavori sul litorale? «Aspettate a giudicare»

C’è chi propone di fare dighe sommerse. Il geologo Pranzini: «Il progetto è buono, saranno valutati eventuali correttivi»

CECINA. Il forte vento di libeccio dei giorni scorsi non ha risparmiato, come da previsioni del meteo che lo avevano annunciato, la costa cecinese, con l'ultima mareggiata che minacciato seriamente la linea di costa dove si stanno eseguendo i lavori previsti come opere collaterali alla realizzazione del nuovo porto, tesi a proteggere Marina e le Gorette dall’avanzata del mare. I marosi hanno lambito le fondamenta di molti stabilimenti balneari.

Le spiagge minacciate.I più vulnerabili alla mareggiata di Natale si sono dimostrati i tratti di lungomare dalla Caserma della Marina Militare a Largo Cairoli, dove diversi stabilimenti balneari, soprattutto quelli più a nord, hanno visto il mare arrivare a pochi metri dalle fondamenta e scolpire un sensibile scalino di sabbia con varie insenature nelle quali si sono incuneati diversi detriti portati, giocoforza, dalle onde.

Sorvegliato speciale, ma che fortunatamente per adesso non ha dato particolari problemi tali da creare ansia, il progetto del nuovo porto, che alcune associazioni, a partire da Italia Nostra, senza tanti complimenti definiscono dannoso. Anche Andalù, tra i più colpiti dalla mareggiata, ha pagato lo scotto della furia dell'acqua e del vento di Natale, dove le onde sono arrivate a mangiare un po' di spiaggia. Come del resto di fronte ai Bagni il Settebello.

Una mareggiata di portata comunque non eccezionale, che ha visto danni, ma non particolarmente ingenti, anche se a pagare il prezzo più alto, come sempre, in questi casi, è Marina di Cecina, che ogni anno deve scontare, per una parte di costa, lo scotto di aver pochi metri di battigia, in un lido che già in passato ha pagato un alto tributo in termini di ricadute turistiche.

L’amarezza dei balneari. Preoccupati per quanto è accaduto i proprietari degli stabilimenti balneari si dicono comunque fiduciosi riguardo al progetto antierosione messo in cantiere da Provincia di Livorno e Comune di Cecina. «Non saprei dire quanti metri cubi ha spazzato la mareggiata - afferma Massimo Cascione, proprietario dei bagni Bisori - lasciamo che il progetto antierosione venga portato a termine e vediamo quali risultati darà».

Meglio barriere sottomarine?

«Certo sarebbe bene che in questo progetto, parlo comunque non da tecnico, ci fossero anche delle soffolte sottomarine per proteggere le spiagge dal mare "di scaduta", che è quello che poi fa maggior danni per quanto riguarda l'erosione". Così commenta Cascione. A proposito dell’ultima mareggiata il proprietario dei bagni Armida, Olinto Demi, afferma: «Non abbiamo avuto grossi danni. La mareggiata è stata contenuta. Il nuovo porto? Si sono favorevole, e sono anche fiducioso sul progetto antierosione. Si vedrà finito i pennelli e dopo che si sarà proceduto al ripascimento, e già allora potremo tirare un bilancio dopo qualche anno. Il nuovo porto lo vedo come un'occasione, certo adesso sfocia in 20 metri e dovrà essere portato a 80, ma a mio avviso stanno lavorando molto bene».

Per i prossimi giorni però si potrà tirare un sospiro di sollievo: sul sito internet di allerta della Regione Toscana non si prevedono ulteriori mareggiate.

Il geologo Pranzini: «Giudichiamo fra 3 anni». Se dimostrano fiducia sul progetto antierosione (anche se sono molti gli interventi in cui, i titolari degli stabilimenti balneari di Marina di Cecina, si chiedono se davvero non si possano inserire delle dighe sommerse a lavori in corso), chi chiede tempo per giudicare è un tecnico di grande esperienza sugli studi sulla costa. Un primo parere tecnico arriva infatti da Enzo Pranzini, docente dell'Università di Firenze che segue il progetto antierosione e che monitora da anni la costa cecinese. «Fisiologico - afferma Pranzini - che le prime mareggiate portino via parte del ripascimento. Le dighe soffolte sono state in un primo momento escluse perché comportano dei pericoli per la balneazione, dato che creano forti correnti sottomarine. Quello che posso dire io è che il progetto non è finito ed è attualmente in fase di monitorizzazione. Serviranno tre anni per capire quale impatto avrà e se ci saranno aspetti negativi da correggere: qualora ce ne fossero, ci saranno decine di soluzioni praticabili, tra cui si, anche le soffolte. Ma - continua Pranzini - serve un po' più di fiducia nel progetto che è stato portato avanti finora. Un ripensamento del progetto in corso d'opera significherebbe non solo non darci il modo di vedere come funzionano

i pennelli, ma anche interrompere il progetto per un lungo ricalcolo dei modelli matematici. Sprecheremmo solo del tempo prezioso. Posso solo garantire che se alla fine non saremmo soddisfatti dei risultati implementeremo il progetto con nuove soluzioni».

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