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La diga alla foce del fiume? «Non è la scelta ottimale»

Il docente universitario ribadisce che la linea di costa subirà delle variazioni: «I soldi pubblici non serviranno alla darsena, ma al progetto di difesa costiera»

CECINA. Il professor Enzo Pranzini, che insegna dinamica e difesa dei litorali all’Università di Firenze, conosce la costa toscana come pochi altri, avendola studiata in ogni suo particolare. Dagli anni ’70 esegue indagini anche sul litorale cecinese e i suoi studi sedimentologici, utilizzati nella progettazione eseguita da parte della Circolo Nautico Spa, sono stati utilizzati per la valutazione dell’impatto sul porto.

Professor Pranzini, è meglio non fare i porti alla foce dei fiumi.

«In linea di principio è evidente che le foci dei fiumi devono essere libere, come nel caso del Cecina e dell'Arno. Però talvolta la scelta è obbligata. A Cecina non si trattava di decidere per un nuovo porto, ma di ampliare la struttura preesistente. La foce non è certo l'ubicazione ottimale, poiché il porto interagirà con l'evoluzione della costa. Lo sanno tutti. Sarebbe stupido dire che un porto come quello, con quella estensione e quei fondali, non interagisca. Il problema è se questa influenza sia bilanciabile e mitigabile con interventi sostenibili sul piano economico e ambientale».

Infatti è previsto un piano di ripascimento. Parziale, visto che il litorale a sud è a rischio.

«È il fiume Cecina che alimenta le spiagge, dalla Punta del Tesorino fin sotto a San Vincenzo: se vi si versa della sabbia, la riceve anche il litorale posto a sud. Per questo il mancato ripascimento sulla spiaggia di Bibbona non esclude che la sabbia arrivi fino a qui. Da stabilire è la quantità necessaria; e sarebbe opportuno accumularla sopraflutto e attendere che naturalmente si sposti verso sud».

Tutti si attendevano un'erosione a sud, invece il mare si è incuneato a nord. Effetto imprevisto?

«Un episodio erosivo si era già verificato in quel punto all'inizio degli anni '90 e la scogliere presente poco più a nord indica che la zona aveva una stabilità limitata. Lì vicino si è pure scoperto del fango, in corrispondenza della foce delle Gorette, che però era già mappato nel 1996. Tuttavia è previsto che il porto modifichi l'assetto costiero e quanto avvenuto in quel punto è certamente da mettere in relazione anche con la nuova struttura. Aggiungo che nelle fasi di costruzione la costa non risponde come a fine progetto. Io però non mi preoccuperei più di tanto: in futuro il tratto cui lei fa riferimento dovrebbe vedere un'espansione della spiaggia».

Condivide la tesi secondo cui la diga foranea provoca uno scontro tra correnti, con il conseguente deposito di materiali su fondali alti e sottrazione di sabbia alle spiagge?

«Ci sono correnti marine e correnti indotte dal moto ondoso. La sabbia viene spostata da quest'ultime e solo dove le onde interagiscono con i fondali. Se c'è una componente di moto ondoso lungo riva, i sedimenti si spostano lungo la costa. Il 95% dei sedimenti si muove tra la linea dei frangenti e dove arriva l'onda che risale la spiaggia. Oltre si muovono solo i fanghi in sospensione, quelli che rendono torbida l'acqua dei fiumi anche quando s'immettono in mare e che, per fortuna, non si trovano sulle spiagge».

Sta il fatto che il Cecina è stato trasformato in un canale, favorendo l'ingresso dell'acqua marina. I pochi detriti che porta si depositano prima di arrivare alla foce, innalzano l'alveo nella sua asta finale e, di conseguenza, Marina di Cecina rischia l'inondazione in caso di piena.

«I sedimenti dei fiumi si depositano alla foce e per il Cecina vale lo stesso discorso. La velocità della corrente si riduce e i sedimenti vengono abbandonati. La piena più forte, quando arriva, rompe la barra e li spinge fuori. Sono stati fatti degli studi di idraulica fluviale da persone competenti, che hanno dimostrato che la configurazione nuova della foce non modifica il rischio di alluvione a Cecina. Io di più non saprei dire, non sono un idraulico fluviale».

Quali sono le cause dell'erosione?

«Le ragioni vanno cercate nello sviluppo economico, che ha determinato l'abbandono delle campagne, la ricrescita del bosco, una minore erosione del suolo e meno sedimenti verso i fiumi. E poi il dragaggio fino agli anni 80 di sabbia e di ghiaia dai fiumi, che non portano più sedimenti al mare. Quindi lo sviluppo economico che richiede energia idroelettrica e acqua per l'agricoltura, e quindi le dighe che bloccano i sedimenti. Dall'800 l'erosione parte dal nord e progressivamente si espande al sud. Rete ferroviaria ed erosione procedono di pari passo».

E per quanto riguarda il litorale cecinese?

«Nel Cecina c'è stata una fortissima escavazione in alveo. Dopo la guerra furono tolti oltre 2 milioni di metri cubi di sabbia dal fondale, cui vanno aggiunti i 200mila metri cubi che defluivano ogni anno. Anche se oggi i versanti delle montagne restituissero sabbia, questa ricostituirebbe prima il fondo fluviale restituendogli la pendenza naturale. Poi i sedimenti arriverebbero al mare. Se il fiume non porta più, la sabbia viene sottratta alle onde e la spiaggia arretra».

In un quadro del genere, il cuneo scavato all'altezza del villaggio francese è in attesa di una spiegazione definitiva.

«I dati del monitoraggio sono in corso di acquisizione e, ripeto, la situazione dovrebbe rapidamente ristabilirsi. Dobbiamo comunque tenere conto del fatto che quei 30mila metri cubi di sabbia che il porto mobilizzerà, finiranno dove il ripascimento è indispensabile. I controlli serviranno dunque anche a gestire la risorsa-sabbia, per la quale sono previste notevoli immissioni sul litorale. I soldi pubblici non serviranno per la darsena, come fu detto sabato al convegno di Cecina Mare: il Porto mette a disposizione della Provincia il volume di sabbia che viene estratta, che la Provincia non pagherà. Si tratta di un progetto di difesa costiera, con la rena ottenuta gratuitamente. Costa solo il trasporto nel punto prescelto. Ben peggio sarebbe stato se il Porto avesse venduto sul mercato i materiali».

A proposito del convegno di sabato scorso. Si è parlato di una legge che impedisce di fare porti su fondali sabbiosi. Perché non è stata rispettata?

«Non conosco questa legge. So che su gran parte dei fiumi vengono fatti, mantenuti ed estesi i pennelli di foce, i moli guardiani, perché se un corso d'acqua finisce sulla spiaggia, nei momenti in cui non c'è portata, il trasporto litoraneo della sabbia lo chiude. E se la foce non viene tenuta aperta in questi momenti, l'ondata di piena non ce la fa a sfondare e causa allagamenti.

La conclusione è che era meglio evitare il porto di Cecina, vista la natura del litorale?

«Era meglio non farlo 40 anni fa. Oggi investono su quel che c'era e, al pari di ogni opera, essa presenta vantaggi e svantaggi. L'erosione costiera è certo un problema di cui tenere conto. Ma ci sono altre componenti: sviluppo economico, possibilità di cantieristica,

turismo, lavoro e così via. Io credo che i tecnici debbano fornire risposte serie alla politica, che a sua volta deve dare la risposta giusta. Nel caso di Cecina avranno valutato costi e benefici, se poi hanno deciso di andare avanti». (a.v.)

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