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Battaglia legale sugli ex uffici comunali

Via Boccaccio, un’intricata vicenda tra ritardi e contenziosi. Tutto ruota attorno allo spostamento della tomba etrusca

CECINA. Dove ci dovrebbero essere gli appartamenti c’è la sterpaglia. E dove ci dovrebbero essere i soldi (nelle casse comunali) c’è solo un piccolo acconto. Andiamo al dunque: l’alienazione degli uffici comunali in via Boccaccio è «temporaneamente sospesa». Anzi, l’immobile non è mai passato nelle mani dei richiedenti, non è stato ratificato il contratto e, di fatto, è sempre di proprietà pubblica. Del milione e mezzo di euro concordati, fino a oggi il Comune ha incamerato 400mila euro. Inoltre si preannuncia un contenzioso che porterà in tribunale la cooperativa che aveva firmato il preliminare (la Cooper) e palazzo civico. E, forse, ci sarà spazio anche per la Soprintendenza ai beni archeologici della Toscana. La storia è lunga: nel mezzo ci sono problemi strutturali, tombe etrusche da spostare, bandi di gara, varianti urbanistiche e riunioni.

Disimpegno. Nel 2004, tra gli amministratori, si fa strada l’intenzione di vendere l’immobile in via Boccaccio. È pericolante e ne viene dichiarata l’inagibilità.

Si decide di spostare gli uffici nella ex pretura di piazza della Libertà e mettere sul mercato l’edificio. Il trasloco avviene nel 2006, intanto si lavora al regolamento urbanistico (approvato nel 2007) e l’immobile di via Boccaccio viene inserito in una scheda (la d26) che prevede il cambio di destinazione d’uso: si faranno appartamenti.

Alienazione. Tre mesi dopo l’approvazione del regolamento urbanistico l’ex assessore Michela Ghezzani – è il maggio 2007 – annuncia in consiglio comunale la volontà di vendere via Boccaccio. C’è una perizia, stilata dall’architetto Marco Baggiani, in cui si attesta che Slp (superficie lorda di pavimento) è di 1.373 metri quadrati (4.120 metri cubi) ai quali l’aggiudicatario potrà aggiungere 500 metri quadrati (vani scale e spazi condominiali inclusi) per una superficie totale di 1.873 metri quadrati di costruito. Il consiglio comunale approva.

Vendite. La delibera di giunta che autorizza la vendita (213/2009) prevede che l’immobile venga alienato ad un milione e 650mila euro. Si impone che l’edificio sia demolito e ricostruito sui soliti tre piani con una Slp massima di 1.873 metri quadrati come già spiegato. La stessa delibera prevede che la tomba etrusca di Casaglia, che è all’interno della struttura, sia rimossa entro un anno dall’atto di cessione.

Aste flop. I due tentativi di gara (novembre 2009 e dicembre 2009) vanno deserti. Allora, come prevede la delibera d’indirizzo, si va a procedura negoziata.

Sempre a dicembre si fa avanti la Cooper, cooperativa edile di Livorno. Si chiude l’affare: al Comune andrà un milione e 485mila euro, alla Cooper gli uffici che diventeranno 22 appartamenti. La ditta, come anticipo, versa 400mila euro nelle casse del Comune. Il milione e 85mila euro che rimane dovrà essere saldato di lì ad un anno (31 dicembre 2010); a quel punto sarà firmato il contratto e ceduto l’immobile.

La variante discussa. Intanto iniziano i sopralluoghi della ditta livornese in via Boccaccio. Ci si accorge che qualcosa non torna. In pratica, risulta difficile se non impossibile spalmare i 1.873 metri quadrati nei tre piani come indicato dalla scheda urbanistica.

Allora Cooper presenta un progetto diverso che prevede la realizzazione di 22 appartamenti, con la stessa Slp, ma su quattro piani (si passa da 8 a circa 12 metri d’altezza). Il progetto viene approvato dalla commissione urbanistica e il 25 maggio l’assessore Giamila Carli – dopo la stipula del preliminare - presenta una variante al regolamento urbanistico in consiglio comunale che modifica la scheda d26 e che farà costruire su quattro piani. L’opposizione attacca, parla di pasticcio: per il Pdl con la variante l’immobile acquisterà valore e sarà quindi svenduto.

Si ipotizza l’intervento della magistratura contabile. Alla fine, la sola maggioranza adotta e poi approva (il 20 settembre 2010) la variante.

La tomba. A questo punto Cooper potrebbe costruire e, infatti, avvia la campagna pubblicitaria sui giornali. Molte persone si interessano al progetto e fermano gli appartamenti con tanto di caparra. Però, la tomba etrusca rimane lì (da oltre un anno) e i lavori non partono. Colpa di ritardi con la Sovrintendenza, dice il Comune.

Ritardi. La Cooper scrive al Comune a dicembre 2010: non vuole pagare oltre un milione entro la fine dell’anno, prima di aver avviato i lavori. Il sindaco, con una lettera, concede sei mesi di proroga perché «esistono oggettivi presupposti». Il 30 giugno 2011, data fissata per il pagamento, la Cooper non salda perché la tomba etrusca è sempre lì.

L’alienazione viene «temporaneamente sospesa» dal Comune e alla stessa data il sindaco Benedetti chiede 64mila euro in più alla ditta livornese per «l’incremento del valore dell’immobile» a seguito della variante. La stima è compiuta dall’agenzia delle entrate. Cooper non ci sta ed inizia la battaglia.

Contenzioso. La tomba etrusca è stata rimossa a gennaio 2011, ad oltre due anni dal preliminare, e in via Boccaccio non è mai stato aperto il cantiere. In questi mesi ci sono stati diversi incontri tra i legali della Cooper (studio Mancusi di Livorno) e gli amministratori. Ormai si va verso il contenzioso in tribunale. «Chiederemo i danni al Comune – dice il presidente di Cooper, Gino Gori – perché ci hanno tenuti fermi per anni con la tomba. Intanto, il mercato immobiliare è andato in crisi e noi abbiamo rischiato grosso. Tutti gli anticipi che avevamo ricevuto per gli appartamenti li abbiamo dovuti restituire. Non solo: noi vogliamo pagare ciò che è stato concordato e niente di più».

Mano tesa. Cerca un’ultima soluzione il sindaco Benedetti: «Abbiamo invitato

la ditta a firmare con tanto di lettera». Ma dagli ambienti comunali filtra l’intenzione di ricorrere alle vie legali, nel caso in cui non venga trovato un accordo. E, allo stato delle cose, la battaglia in un’aula di giustizia sembra l’unica strada praticabile.

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