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Caos code al pronto soccorso

File chilometriche al pronto soccorso, decine di persone in attesa per ore. Protesta chi è arrivato la mattina e a metà pomeriggio non è stato ancora visitato

Quasi una cinquantina di persone all’interno della struttura: un’altra ventina di loro sta fuori, nelle prime ore di un pomeriggio caldissimo. L’attesa è simile a un’odissea. «Siamo qui dalle 9,15 di stamani, guardate che ore sono (le 16,15, ndr)- dice stizzito un signore empolese, Marzio Bertini - Sono passate sette ore e mia moglie ancora non è stata visitata».

Uno sguardo dentro alla sala di attesa: mamme col pancione, bambini caduti giocando, anziani con gomiti o stinchi fasciati. La giornata di mare, il gran caldo, l’afflusso di turisti hanno complicato la giornata lavorativa di medici e infermieri. «Nessuno mette in dubbio la loro buona volontà - dice una signora fiorentina - sicuramente non riescono a tamponare tutte le emergenze.

E quando aspetti per una lastra alla caviglia più di sette ore non hai la forza di accettare di buon grado il meccanismo di code che saltano, urgenze che hanno la legittima precedenza. È il caso di Federico Vensi, di Fucecchio. Ti guarda seduto su una sedia a rotelle dopo un’incidente in spiaggia. «È una situazione assurda - lo dice con l’aria quasi rassegnata - io non so se il personale sia carente o se manchi un po’ di organizzazione. So che ho

una caviglia gonfia come un melone. Sono quasi le 17, sono qui dalle 10 e ancora non mi hanno visitato. C’è tanta gente, lo vedo. Sicuramente c’è chi sta peggio di me, sono arrivate alcune ambulanze a sirene spiegate...Ma non si potrebbe fare un po’ prima anche per le situazioni meno serie?».

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