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Ex zuccherificio, il restauro si è arenato

Un solo comparto avviato con 34 alloggi realizzati su 250 previsti. Teatro, hotel e residence? Progetto stoppato dalla crisi

CECINA. «La crisi del mattone? A Cecina non esiste». Altri tempi quando il cronista si poteva permettere un titolo del genere. Da quell’articolo - che raccontava di costruzioni per 232.461 metri cubi in sette anni - sembrano passati secoli, invece non sono trascorsi che tre lustri. Eravamo alla fine degli anni ’90 e si ragionava per grandi lottizzazioni. Quella che avrebbe dovuto interessare lo Zuccherificio era tra le più ambiziose in città.

L’ex fabbrica. Oltre 120mila metri di costruzioni, 60mila riservati alle abitazioni, 250 case per mille residenti. E poi, un nuovo teatro comunale, museo, hotel e residence. Il tutto dove i camion, all’inizio del secolo, scaricavano le barbabietole da trasformare in zucchero. Un sogno immobiliare partorito negli anni ’90, diventato piano di recupero nel 2005 e avviato nel 2007. Oggi, resta irrealizzato.

La crisi. L’intervento, pensato dallo stesso uomo della lottizzazione Magona (l’architetto Enzo Somigli) prevedeva tre comparti residenziali (R1, R2, R3) e due aree commerciali (C1 e C2). La convenzione firmata in agosto 2005 impegnava la proprietà, la Aulo Cecina Spa, a chiudere i lavori a dieci anni dal ritiro delle concessioni edilizie e, a metà della riqualificazione, a consegnare al Comune l’immobile centrale (l’ex fabbrica) restaurato. Le concessioni sono state ritirate a fine 2006 e le ruspe sono state messe in moto nel 2007. Però, a sei anni dall’avvio del piano deve essere ancora completato il primo comparto (R3) e la convenzione è scaduta.

Flop vendite. Bocche cucite dalla proprietà, gli imprenditori della Aulo hanno deciso di non rilasciare dichiarazioni su vendite e prezzi. Le difficoltà dell’intervento, però, sono sugli occhi di tutti e le prime informazioni arrivano dal web: «Il primo dei tre complessi residenziali ad essere realizzato è stato il comparto R3 – si legge nel portale commerciale della Aulo - che conterà 79 appartamenti di cui, 34 già realizzati, 15 pronti in estate 2013 e l'ultima ala comprensiva di 30 appartamenti delle tipologie bilocali e trilocali a fine 2013». In pratica, siamo solo ad oltre la metà del primo comparto. Sulle vendite, invece, si sa che sono state cedute poco più di venti case. In un’intervista del 2009, l’ufficio commerciale parlava di «18 appartamenti ceduti». In quattro anni, gli acquirenti si sono contati sulle dita di una mano. E questo, forse più di tutti, è lo specchio della crisi che sta vivendo l’iniziativa edilizia. Come lo è l’abbassamento delle pretese: da tempo si è scesi sotto i 4mila euro al metro quadrato richiesti nel 2007.

Parte pubblica. Non solo, la convenzione prevedeva che a sette anni dall’avvio della riqualificazione (2007) dovesse essere terminata la parte pubblica. La proprietà, quindi, entro il prossimo anno dovrebbe consegnare l’ex fabbrica restaurata ai cittadini. I lavori non sono neanche iniziati e sperare nel nuovo teatro per il 2014, oggi sembra un’utopia. «Ripensare alla convenzione». Dalla fine degli anni ’90 le pretese si sono abbassate. «Mi pare chiaro che la convenzione debba essere rivista – dice l’assessore all’urbanistica Giamila Carli – una cosa, però, è certa: anche se verrà costruito qualcosa in meno, la proprietà dovrà garantire l’impegno economico sottoscritto anni fa. Se c’erano in convenzione quattro milioni in opere pubbliche il Comune deve incamerare quattro milioni, che siano in immobili o in fideiussioni. Gli impegni vanno rispettati». Sull’intervento, da palazzo civico, massima disponibilità a «rimodulare le volumetrie e aprire un tavolo». Al momento, in termini di oneri, è stato realizzato il parcheggio

a ridosso del parco archeologico di San Vincenzino; serve i residenti ma è ad uso pubblico. Deve essere ancora collaudato e non viene sfruttato. Inoltre, la chiusura del primo comparto obbliga la Aulo alla realizzazione di piste ciclabili e pedonali.

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