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Quartiere Magona il sogno cecinese rimasto incompiuto

Il maxi progetto partito nel 1996 oggi è a un punto morto Realizzati solo metà degli edifici, sul resto regna l’incertezza

CECINA. A molti la sigla B3g non dirà proprio niente. All’interno del regolamento urbanistico, invece, il codice rimanda ad una scheda ben precisa: quella del comparto Magona. Una delle grandi lottizzazioni, e incompiute, della città. Avrebbe dovuto essere il quartiere del futuro, quello in cui si abbracciavano un centro informazioni, negozi, appartamenti, albergo e servizi turistici. Il tutto allietato da una passeggiata sulle sponde del fiume tra parchi e vialetti. Era il sogno cecinese del 1996, poi realizzato a metà. Era anche il sogno economico del marchese Augusto Paltrinieri Malaspina, proprietario con la Grandi Lavori dell’area. Forse è lui l’uomo che è rimasto più scottato da questa storia. Stritolato dalla crisi economica, dal fallimento delle ditte, dalle discariche abusive e da un’operazione troppo ambiziosa. «Sembrava un affare, si è rivelato un disastro», dice con amarezza.

Case e uffici a mattoncini rossi. Nel 2013 la Magona è un’appendice alla città, un luogo dove vivono gli appartamenti e il polo tecnologico. Lungo le strade che costeggiano gli edifici corre la recinzione di nylon arancione, quella dei lavori in corso. Ma l’ultimo edificio, mezzo vuoto, fu consegnato nel 2007. Oltre, solo i campi e fino a qualche anno fa una discarica di rifiuti «pericolosi e non» su cui la Procura aprì un fascicolo. Fu bonificata dopo i sopralluoghi dei carabinieri nel 2009. Eppure il piano di recupero, firmato dall’architetto fiorentino Enzo Somigli, lo stesso dello Zuccherificio, aveva altre pretese.

Il progetto. Oltre 180mila metri cubi di volumi già esistenti da recuperare là dove si fabbricavano i mattoni. Un comparto diviso in otto unità. Di cui solo la metà è stata realizzata e con fatica. Oggi, esiste il polo tecnologico, il centro direzionale (U6, 3.318 mc) e due unità residenziali (U5 e U7 che insieme superano i 20mila mc). C’è anche un Rta (U3), una Residenza turistico alberghiera terminata ma vuota e senza allacci. Mancano, invece, l’albergo da 23mila metri cubi, l’area museale e per i convegni (19mila metri cubi), quella commerciale (15mila metri cubi) e il residence (15mila metri cubi). Difficilmente vedranno la luce.

Senza convenzione. La prima convenzione fu stipulata nel 1996, per poi essere rinnovata nel 2002. Il cambio servì per un adeguamento degli oneri di urbanizzazione. Ma con il 31 dicembre 2012 non esiste più nessun documento che vincoli proprietà e amministrazione, la convenzione è decaduta. E sul destino della Magona, resta l’incertezza.

Flop delle ditte. Le sorti del piano di recupero si sono scontrate con l’affondamento delle ditte appaltatrici. Prima della Cecina Sviluppo Immobiliare di Righini, l’impresa che ha realizzato l’immobile del polo e che poi è fallita, con un lungo processo intentato dagli acquirenti. Dopo uno stop di Righini l’appalto ripartì con l’architetto Nello Buti di Pontedera; con diverse società (Cecina Città, Monna Lisa, Vittoria Immobiliare) portò avanti il piano e realizzò la parte residenziale (unità 5 e 7). Prima di fallire, Buti ha costruito anche la residenza turistico alberghiera (unità 3) acquistandola da Paltrinieri Malaspina (è l’unica parte che ha venduto) grazie ad un prestito della Mercantile Leasing. Oggi, la società finanziatrice detiene la proprietà di quell’immobile vuoto. Come vuoti sono gli uffici dell’U6, di proprietà del marchese, e che avrebbero dovuto ospitare la Guardia di Finanza. Non è tutto, tra Paltrinieri Malaspina e Buti c’è un contenzioso di natura economica arrivato fino in tribunale. «Mi deve oltre 10 milioni di euro», dice il proprietario dell’area.

Oneri mai completati. Grande lottizzazione e oneri di urbanizzazione importanti. La convenzione prevedeva che la Grandi Lavori garantisse oneri di urbanizzazione per 2 miliardi e 800 milioni di lire. La cifra fu rimodulata nel 2002 con la novazione della convenzione in un miliardo e 300 milioni di lire. Nell’accordo la società del marchese cedette l’immobile del polo tecnologico al Comune (80%) e alla Provincia (20%). Gli oneri non sono stati completati. Mancano i locali del museo e direzionali da cedere al Comune, la rotatoria in via Curtatone in compartecipazione, la risistemazione

di via dei Grottini, parte della viabilità alla Magona, i parcheggi e le aree verdi. «Le opere – fanno sapere da palazzo civico – sono state completate per il 75 per cento». A garanzia del Comune ci sono le fideiussioni firmate dalla Grandi Lavori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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