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Trielina, ingiunzioni verso chi ha inquinato

Incontro in Regione su Poggio Gagliardo: la bonifica va avanti Bramerini e Pellegrini: «Non pagheranno i proprietari dei terreni»

MONTESCUDAIO. Pozzi inquinati da trielina: il percorso è avviato sia per la bonifica dell’area, sia per il reperimento dei soldi necessari per attuarla. E’ quanto emerso ieri mattina a Firenze nell’incontro che l’assessore regionale all’Ambiente Maria Rita Bramerini ha avuto col sindaco di Montescudaio Aurelio Pellegrini alla presenza dei tecnici regionali. Incontro servito anche per sgombrare il campo da equivoci o divergenze di vedute tipo: chi fa l’esattore nei confronti dei soggetti individuati come inquinatori? Divergenze emerse in un recente carteggio sull’asse Firenze-Montescudaio. E ieri appianate.

Chiarito che la Regione ed il Comune, ognuno per proprio conto, metteranno in essere i procedimenti ingiuntivi, ieri mattina Bramerini e Pellegrini si sono impegnati affinchè «a pagare per l’inquinamento da trielina della falda di Poggio Gagliardo siano i veri responsabili». Per questo valuteranno tutte le vie possibili anche attraverso un’azione sul governo perché si modifichi la normativa che consente la rivalsa per il recupero creduti sui proprietari dei terreni. E sappiamo come questa eventualità abbia alimentato rabbia e preoccupazione in quest’ultimi, che hanno costituito un comitato di protesta. «Condividiamo, insieme al Comune di Montescudaio – ha detto l’assessore Bramerini -, le preoccupazioni dei proprietari dei terreni, incolpevoli, perché la normativa prevede che qualora non siano individuati i responsabili, la Regione che si è sostituita in danno, debba rivalersi sui proprietari, non per la totalità delle spese sostenute ma al massimo fino al valore di mercato dei terreni bonificati. Una procedura che riteniamo ingiusta».

La Regione, a seguito delle attività di caratterizzazione de e di progettazione della bonifica, ha individuato come responsabili dell’inquinamento a Poggio Gagliardo negli anni ’80-’90 la conceria Massini, oggi fallita e la lavanderia La Rapida, oggi chiusa. Per la conceria, la Regione e il Comune si sono insinuati nel passivo fallimentare ed attendono l’esito della relativa procedura giudiziaria.

Contro i proprietari della lavanderia, invece, la Regione ha emesso 4 ingiunzioni di pagamento (le prime 2 nel 2008, per circa 700mila euro, altre 2 nell’aprile scorso, per altri 90mila euro). Per due delle ingiunzioni si attende

l’esito dei giudizi pendenti sia dinanzi al tribunale che di fronte al Consiglio di Stato, mentre per le più recenti è stato presentato dai privati ricorso al Tar e questo non ha concesso la sospensiva. «Anche Montescudaio - dice Pellegrini - è pronto ad emettere analoghe ingiunzioni».

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