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La nautica a basalto Nasce a Cecina la barca «vulcanica»

CECINA. Il «copyright» del nome - barca vulcanica - è di Oliviero Toscani. L'idea ed il progetto, però, sono targati Cptm (Consorzio Polo Tecnologico Magona). Le braccia appartengono ai cantieri di casa nostra Marina Tre, Costruzioni Navali, Tripesce col contributo meccanico di Navalmec. Il basalto, estratto da rocce vulcaniche, arriva dalla Cina e dal Belgio (qui, però, è importato dall'Ucraina). La Regione Toscana, pescando dal bando Unico ci ha messo 730mila euro. L'obiettivo è ambizioso: aumentare la competitività delle imprese nautiche locali grazie alle fibre di basalto.  Le prime prove di collaudo dei materiali hanno dato esito positivo. Ora la parola passa al Rina (Registro navale italiano). Se arriverà - e pare non esserci particolari problemi - il nulla osta e l'omologazione il prototipo che si sta realizzando nei cantieri tra Cecina e Rosignano diventerà a tutti gli effetti la prima imbarcazione realizzata con fibre di basalto a circolare nei nostri mari. E segnerà una rivoluzione con l'introduzione di un nuovo materiale (resistente e leggero, dicono al Polo Magona) che affiancherà e - forse sostituirà - l'ormai quarantennale vetroresina.  Ad illustrare i contenuti e lo stato di avanzamento del progetto «barca vulcanica» l'ingegner Leonardo Vanni (Cptm) nell'ambito dell'appuntamento di ieri mattina nella sede della Magona organizzato per la promozione del programma di «fertilizzazione tecnologica» finanziato dalla Regione Toscana sui fondi 2007-2013. Un progetto che affonda le radici nel 2002 quando si cominciano a studiare i possibili impieghi delle fibre di basalto nella nautica e che segna una tappa fondamentale nel 2007 quando si attivano i canali di commercializzazione Basaltex che permettono, due anni dopo, di sviluppare l'idea della «barca vulcanica». L'obiettivo è allestire una barca da pesca professionale di 10 metri, con piccola cabina spostata su un lato per consentire spazio all'attrezzatura da pesca e, una volta brevettata ed omologata, inserirla sul mercato. «Non c'è uno stravolgimento del sistema produttivo - ha spiegato l'ing. Vanni - ma gli studi effettuati ci confortano sulla possibilità di ottenere uno scafo più leggero del 20-25% rispetto alla vetroresina e più resistente». Così, una volta fatta la progettazione con Cad tridimensionale, scelto il dimensionamento dello scafo, è iniziata la lavorazione del prototipo dopo aver costruito gli stampi fino ad arrivare a quello che, in gergo tecnico, si chiama «modello positivo». Entro aprile si punta allo stampaggio dello scafo, della coperta e della cabina. Entro agosto è previsto l'allestimento e entro ottobre la chiusura definitiva del progetto che aprirà la strada alla commercializzazione della «barca vulcanica».  A rendere possibile tutto ciò, oltre al coraggio e all'innovazione di alcuni imprenditori nautici locali, i grandi passi in avanti fatti dalla ricerca sullo sviluppo delle applicazioni delle fibre di basalto all'interno del Polo Magona. Il professor Severino Zanelli, direttore del Cptm, ne ha ricordato i campi di applicazione. Dagli schermi termici, il cui sviluppo «è stato studiato in fase di progettazione del rigassificatore in mare a Livorno», come sistema di protezione passivo dai getti incendiati fino all'eventuale utilizzo nell'edilizia come elemento del fibrocemento (e qui il Cptm ha iniziato un lavoro in parnership con la Baraclit, azieda di prefabbricati in cemento). Per non dipendere dall'estero (Cina, Russia, Belgio), il Polo
Magona sta realizzando con la Basalti Orvieto un impianto presso una cava della città urmbra per produrre 500kg al giorno di fibre di basalto. Si punta a trasformare le applicazioni di nicchia (schermi termici) del basalto in un utilizzo più diffuso guardando, appunto, al mercato dell'edilizia.

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