Ritrovati da un blogger i nomi di tre cittadini sepolti nei cimiteri di guerra. Mai avvertite le famiglie
Il cimitero donore italiano a Francoforte
ROSIGNANO. Il più giovane di chiamava Danilo Bientinesi, aveva 25 anni, è morto poco prima della liberazione. Luigi Bellini, il più vecchio, di anni ne aveva 37. Giulio Bocchiardi, 34 anni, era un soldato. Non è sopravvissuto ad un bombardamento: l'ultimo respiro alle 11,30 del 20 luglio '44. Morto per ferite multiple. Questi uomini di Rosignano hanno tre lapidi in Germania che aspettano una visita da 60 anni. Sono tombe di deportati dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale e deceduti prima della liberazione. Lapidi rimaste senza fiori perché nel dopoguerra chi si occupò di ricercare, riesumare e traslare i caduti nei cimiteri militari italiani si dimenticò anche d'informare i familiari dell'avvenuta inumazione, negando a migliaia di famiglie almeno una pietra su cui piangere. Sono trentadue le persone tra Livorno e provincia, sepolte in terra straniera. Nomi e cognomi, croci segnate da coordinate precise. Da anni le studia e pubblica Roberto Zamboni. Un ricercatore veronese che ha aperto un blog (www.robertozamboni.com) dove mette online, provincia per provincia tutti i riferimenti utili ai parenti dei caduti in Germania, Austria e Polonia. I congiunti dei caduti che intendessero far visita al luogo di sepoltura di un proprio caro, in uno dei cimiteri militari italiani in Germania, Austria e Polonia, possono prendere contatto con Onorcaduti chiedendo di avere ogni dettaglio sull'esatta ubicazione del cimitero, sugli orari di apertura e riscontrando la posizione tombale del caduto fornita in questo elenco, evitando così sgradevoli disguidi al momento della visita. Le spese di riesumazione e rimpatrio delle salme sono attualmente a carico dei richiedenti.
R.B.
27 novembre 2010