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L'albero della vita, che ti aiuta a guarire

L'intervista. Lo scrittore, poeta e uomo di teatro Antonio Bertoli spiega la sua "terapia genealogica"

CECINA. «È atroce separare la complessità dell'uomo, perché noi siamo una rete interconnessa. Ci sono intrecci, relazioni, influenze che collegano ogni persona alla sua famiglia, alla società in cui nasce, alla specie a cui appartiene. È da questa rete che spesso nascono i problemi, i disagi, le malattie». Una trama fitta e «inconscia: per portarla a livello razionale dobbiamo risalire nel tempo, attraverso la biografia di ciascun individuo e delle generazioni che l'hanno preceduto». Antonio Bertoli spiega così, semplicemente (anche se la materia è molto più complessa) la natura dei suoi alberi genealogici che stanno alla base della teoria da lui elaborata in anni di studi e pratica con maestri dell'arte contemporanea e della psicanalisi: ne è nata la psico-bio-genealogia, che fonde la nuova medicina e la psicogenealogia di Hamer.

Antonio Bertoli con Ferlinghetti ...
Antonio Bertoli con Ferlinghetti (foto Falorni)

Una medicina del corpo e dell'anima. Che l'autore spiega anche in un libro appena uscito, dal titolo «Le origini della malattia. L'approccio degli archetipi primari» (Macro edizioni). Antonio Bertoli, 53 anni, è un uomo di teatro, poeta, scrittore, e da sempre si occupa dell'interazione dell'arte con la società, la psicologia del profondo, la guarigione. Da pochi mesi è approdato nella campagna di Riparbella, ma tiene corsi e stage intensivi in tutta Italia e all'estero. Collabora e interagisce con la medicina tradizionale. «Molti medici - dice - partecipano ai miei stage». Dall'arte alla guarigione. Nativo di Rovigo, ha studiato a Bologna dove si è laureato al Dams con Umberto Eco. È un pioniere dell'arte: ha fondato (insieme a Staino e Hendel) e diretto il teatro Puccini di Firenze, ha lavorato per 18 anni con Alejandro Jodorowsky, ha fondato una casa editrice di poesia che ripropone il modello di City Lights, creatura di Lawrence Ferlinghetti , una delle voci della beat generation con il quale Bertoli collabora tuttora; ha scritto canzoni e poesie... Ed è proprio la poesia una delle chiavi di lettura della sua psico-bio-genealogia. In che modo?

L'albero della vita. Spiega Bertoli: «Per uscire dal circolo vizioso del malessere o della malattia occorre portare a livello di coscienza la fitta trama che ha generato il problema. Come? Attravero l'albero genealogico della persona, individuando i meccanismi di ripetizione che costituiscono l'indentità del singolo. Dice Hamer, nella Nuova medicina, che ogni malattia è il programma biologico pensato come soluzione a un conflitto psichico. L'albero genealogico è la tipizzazione degli archetipi primari maschile e femminile, che definisce ogni persona. Perché ognuno eredita un'impronta psichica, che è una sorta di prigione della quale non siamo coscienti». Ma poiché il cervello ha una mappatura di relais periferici che controllano ciascun organo del corpo, a seconda dei tempi di formazione dei foglietti embrionali c'è un modo diverso di sviluppare la malattia e di metabolizzare i conflitti pregressi.

L'atto paradossale. L'albero genealogico - Bertoli ne ha costruiti oltre 40mila - può risolvere il problema, attraverso la presa di coscienza dei blocchi che ci portiamo dietro da generazioni, fino al 60%. Poi deve intervenire l'atto, l'atto terapeutico o paradossale. «L'inconscio, o paleopsiche - spiega Bertoli - ha bisogno di un linguaggio suo, fatto di azione. Per questo prescrivo atti simbolici, metaforici e personali per riequilibrare gli archetipi nel contesto quotidiano». Un esempio? A un uomo stressato da una casa piena di donne (moglie, suocera, tre figlie) disse di coprirsi la faccia di miele e schiacciare le mosche che si avvicinavano. «Dopo un mese il suo menage familiare è rifiorito: lui ha cambiato atteggiamento e anche quello delle donne-mosche è cambiato». 

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