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BOXE

Il Rocky di Cecina

Pugile professionista partito alla volta della Grande Mela un anno e mezzo fa, sta vivendo un sogno. Ha vinto negli States contro l'imbattuto Antonio "Tiger" Espinosa, 200 posizioni avanti a lui nel ranking mondiale. Ora Floriano Pagliara, ribattezzato "l'Italiano", sogna di combattere a Las Vegas

NEW YORK. Questa è la storia di un ragazzo nato 31 anni fa in Germania da genitori pugliesi, emigranti nella valle del Neckar, a pochi chilometri da Stoccarda. La storia di un "Cinderella Man" tornato in Italia nel 1981 e cresciuto in una cittadina della provincia livornese, quella Cecina che con lui, pugile professionista partito alla volta della Grande Mela un anno e mezzo fa, sta vivendo oggi un sogno: il sogno americano di un ragazzo partito, così come i suoi genitori in Germania e milioni di altri emigranti negli Usa, in cerca di fortuna. E che pochi giorni fa quel sogno sembra aver cominciato a realizzarlo battendo a Newark il pugile di casa, l'imbattuto Antonio "Tiger" Espinosa, 200 posizioni avanti a lui nel ranking mondiale. Una vittoria che ha (ri)aperto orizzonti di gloria a Floriano Pagliara, ribattezzato "l'Italiano".

La mitica palestra. Come c'è riuscito? Prima di tutto allenandosi duro per mesi alla leggendaria Gleason's Gym, la palestra dei miti, la più vecchia di New York, quella che si porta dietro 131 titoli mondiali. Quella dove, al numero 77 di Front Street, si allenavano Jack La Motta, Rocky Graziano, Muhammad Ali, Joe Frazier, Emile Griffith, Roberto Duran, Mike Tyson. Floriano inizia a fare il pugile in un sottoscala del palazzetto di Via Napoli nella sua Cecina quando ha 15 anni. Il ring lo toglie dalla strada, gli dà delle regole e una ragione di vita. I primi combattimenti da dilettante, i primi successi, la convocazione in Nazionale. Per il resto si arrangia con lavoretti saltuari, in particolare come idraulico. Nel marzo 2007 prova a dare una svolta e passa al professionismo. La sua carriera sembra decollare, abbatte ogni avversario con velocità impressionante (conquista il soprannome "Flash"). Tutta Cecina scopre il talento di questo ragazzo, tanto determinato sul ring quanto gentile e generoso nella vita di tutti i giorni. Ha il carattere dolce di babbo Eupremio e i modi gentili di nonna Lucia, che per lui è stata anche mamma ed amica. Ha tanti amici che sono i suoi primi fans e lo seguono ovunque combatta, e una fidanzata, Stefania, che un giorno decide di regalargli una vacanza a New York con allenamenti nella mitica Gleason's Gym. «Un regalo che mi ha cambiato la vita - dice Floriano - in quella palestra ho capito cosa realmente sia la boxe».

Non mi arrendo. Il suo motto, nella vita e nello sport, è sempre stato questo: «Non esiste sconfitta per l'uomo che lotta». A New York Floriano ci è tornato dopo una sconfitta pesante. «Un ko - spiega lui - subìto in casa, a Cecina, una brutta sconfitta. In tanti mi hanno detto: Floriano mettiti ad allenare, ho capito che dovevo cambiare aria». Era il giugno 2008, matura l'idea americana. «Ma non conoscevo una parola di inglese, non avevo casa e idea di come campare. La palestra costa 85 dollari al mese, più l'allenatore che parte da un centinaio di dollari base e sale a seconda del prestigio». Floriano non molla, si mette a sparecchiare tavole e a tirare pugni e dopo una manciata di trasferimenti, passando anche da un loft dell'amico Stefano a Manhattan con vista su Central Park a Spanish Harlem, dove la gente lo ferma per vendergli il crack. Poi trova casa a Bay Ridge, lo stesso quartiere dove ballava Tony Manero nella "Febbre del sabato sera". Strade di italiani immigrati tanto tempo fa, dove ancora si festeggia Santa Rosalia. Frequenta la palestra e si allena duro, iniziando col footing alle 6 di mattina. «Quando uscivo a quell'ora a Livorno - scherza Floriano - vedevo i portuali che mi guardavano come fossi matto...».

Contraccolpo. Il sogno di Floriano sembra realizzarsi nel settembre 2008. Quando tutto pare finito (il suo visto stava per scadere) il suo manager lo porta a Città del Messico, combatte in un sotto-clou mondiale davanti a 12mila persone e vince per ko alla quarta ripresa. «Quando lo speaker mi alzò la mano - racconta Pagliara - urlò: l'Italiano. Da quel momento è diventato il mio soprannome». Sul più bello, però, qualcosa non va. La nostalgia di casa, i problemi di soldi, una squalifica arrivata dall'Italia per aver combattuto all'estero senza permesso, il cambio di allenatore. Tutto gira contro a Floriano che combatte in New Jersey contro un fortissimo pugile americano, McDermott. Non si è allenato bene, colpa del lavoro poco stabile, non ha la testa. Finisce ko alla seconda ripresa. «Per l'ennesima volta nella mia vita mi sono fatto la domanda - spiega Floriano - ha senso a 30 anni suonati provarci ancora? Ho deciso di tornare in Italia, ma in testa avevo ancora quella voce, "non esiste sconfitta per l'uomo che lotta" e in tasca un biglietto per tornare in America».

Un'altra chance. Ci crede Floriano, dal giugno 2009 torna ad allenarsi, grazie al suo nuovo allenatore Don Saxby e al preparatore Alessio Galbiati e al sostegno a distanza di un'intera città si sente più forte di prima. Trova anche un lavoro stabile come pizzaiolo al "Marco Polo", famoso ristorante di Brooklyn, con orari più compatibili. È in forma e lo scorso 4 dicembre ha l'occasione della vita: sfidare un pugile imbattuto. I bookmaker gli danno meno del 5% di possibilità di vittoria. In Italia un centinaio di persone restano sveglie fino alle 5 di mattina per seguire l'incontro su internet. Floriano è perfetto, in 6 riprese sconfigge Antonio "The Tiger" Espinosa
e regala a questa storia un lieto fine. E ora? Ora Floriano sta rientrando a Cecina, dove oggi verrà accolto come una star, ma in tasca ha già un biglietto di ritorno negli States. «Il massimo sarebbe combattere a Las Vegas». E forse un'altra pagina del sogno americano si sta per aprire davvero.

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